LA CESSIONE

La Cessione o Trasferimento d’azienda

L’art. 2112 c.c. dispone (…) che, nel caso di cessione dell’intera azienda, o di un suo ramo autonomo, i relativi rapporti di lavoro vengano trasferiti al datore di lavoro acquirente.
Si tratta di una norma di estrema garanzia per il lavoratore che, conseguentemente, non può essere licenziato per il semplice fatto che l’azienda cui è addetto è stata ceduta.

La norma in questione è stata oggetto di un’attenta interpretazione giurisprudenziale, che ha vigilato affinché questa norma garantista non si ritorcesse, di fatto, contro i lavoratori.
Infatti, per esempio, l’imprenditore potrebbe cedere una parte della propria attività produttiva ad una piccola impresa; configurando l’operazione come cessione del ramo d’azienda, tale imprenditore si potrebbe disfare di alcuni lavoratori che, venendo ceduti, perderebbero le garanzie contro i licenziamenti ingiustificati, eludendo così la normativa che garantisce solo ai lavoratori delle imprese medio–grandi la tutela reale contro i licenziamenti illegittimi.

In particolare, la giurisprudenza si è occupata di un caso in cui il datore di lavoro acquirente, a pochi mesi dall’acquisto del ramo d’azienda, aveva cessato l’attività. In quel caso, il Pretore aveva ritenuto che la cessazione dell’attività ceduta è in sé configurabile come un rischio dell’attività di impresa e, come tale, legittima.

Altro sarebbe, però, se la cessione fosse avvenuta a seguito di un comportamento doloso o di colpa grave, tenuto dal venditore nei confronti dei lavoratori: per esempio, chi ha venduto il ramo d’azienda era a conoscenza del fatto che l’acquirente non fosse un imprenditore serio.
In una simile ipotesi, la successiva cessazione dell’attività ceduta non realizzerebbe il normale rischio d’impresa; al contrario, si tratterebbe della realizzazione di un rischio ben calcolabile, che il venditore avrebbe potuto ipotizzare se fosse stato mediamente diligente.

Naturalmente, il lavoratore deve provare che la cessione sia avvenuta nonostante la consapevolezza, da parte del venditore, della scarsa affidabilità imprenditoriale fornita dall’acquirente. Qualora la prova venisse fornita, i lavoratori licenziati avrebbero diritto al risarcimento del danno da parte dell’imprenditore cedente.

A tutela dei diritti dei lavoratori e del sindacato, la legge prevede che prima di dare seguito alla cessione debba essere rispettata una precisa procedura sindacale.
A conferma di ciò, affinché sia valida la cessione di un singolo rapporto di lavoro, è necessario il consenso del lavoratore interessato.

La legge stabilisce precisi vincoli riguardanti la retribuzione del lavoratore “ceduto”, nonché il mantenimento dei diritti con il nuovo imprenditore.

Viceversa, nei casi di fusione o incorporazione, non è prevista per il lavoratore ceduto l’acquisizione di trattamenti più favorevoli vigenti per gli altri dipendenti del cessionario, a meno che non intervenga un accordo sindacale in tal senso.

Per maggiori informazioni si veda la scheda di approfondimento

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