La Fda ha concesso l’approvazione accelerata a Genglycos (pariglasgene brecaparvovec-opnr), terapia genica sviluppata da Ultragenyx per adulti e bambini dagli otto anni con glicogenosi di tipo Ia, nota anche come malattia di Von Gierke. È il primo trattamento approvato per questa rara malattia metabolica ereditaria.
La glicogenosi di tipo Ia deriva da mutazioni del gene G6PC, necessario per produrre l’enzima glucosio-6-fosfatasi: senza di esso l’organismo non riesce a liberare correttamente il glucosio dal glicogeno accumulato, e la gestione tradizionale richiede un controllo alimentare molto rigido con assunzioni frequenti di amido di mais crudo per evitare pericolose ipoglicemie. Genglycos agisce sulla causa della malattia, introducendo nelle cellule, tramite un vettore virale AAV8, una copia funzionale del gene G6PC. L’approvazione della Fda si basa sulla riduzione del fabbisogno giornaliero di amido di mais, usata come endpoint surrogato: nello studio di fase III GlucoGene, su 46 pazienti, la terapia ha prodotto a 48 settimane una riduzione media del 31% dell’assunzione giornaliera di amido rispetto al placebo, con una somministrazione di amido in meno al giorno.
L’approvazione definitiva resta condizionata alla conferma del beneficio clinico attraverso studi e dati raccolti dopo l’immissione in commercio: Ultragenyx dovrà continuare a monitorare i pazienti nel lungo periodo. Secondo Reuters, il prezzo fissato per il mercato statunitense è di 2,7 milioni di dollari per paziente, su una popolazione potenziale stimata tra 1.500 e 2.500 persone negli Usa: un costo che riapre, come per altre terapie geniche one-shot, il tema della sostenibilità economica e degli accordi di pagamento basati sugli outcome.
Per gli Informatori Scientifici del Farmaco, l’arrivo di Genglycos rappresenta un caso di scuola sulle nuove terapie geniche per malattie rare: un’unica somministrazione che promette di ridurre in modo sostanziale il peso quotidiano di una patologia cronica, ma che porta con sé questioni di accesso e prezzo destinate a diventare sempre più centrali nel dialogo tra ISF, specialisti e strutture sanitarie.









