Super-bug, studio italiano dimostra l’efficacia del trapianto del microbiota

Contro l’infezione da Clostridium difficile aumenta la sopravvivenza di oltre un terzo rispetto alla terapia antibiotica, dimezza i giorni di degenza necessari al paziente e riduce il rischio di gravi complicanze come la sepsi nei mesi successivi

“Il trapianto di microbiota aumenta la sopravvivenza di oltre un terzo rispetto alla terapia antibiotica, dimezza i giorni di degenza necessari al paziente e riduce il rischio di gravi complicanze come la sepsi nei mesi successivi”. A dirlo è Antonio Gasbarrini, direttore dell’Area Medicina interna, gastroenterologia e oncologia medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, responsabile del team che di recente ha condotto uno studio sull’efficacia del trapianto di microbiota intestinale da donatori sani contro l’infezione da Clostridium difficile. La ricerca, condotta in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, è stata pubblicata su Annals of Internal Medicine.

Il Clostridium difficile

Soprattutto a causa dell’abuso degli antibiotici e la conseguente diffusione dell’antibiotico-resistenza, l’infezione da Clostridium difficile è diventata epidemica negli ultimi anni, specialmente in pazienti anziani e fragili. I sintomi possono variare da una semplice diarrea a un quadro clinico grave, che può essere mortale. Il Clostridium difficile è un batterio che risiede in forma latente nell’intestino di circa il 30% delle persone (portatori sani), e l’infezione si manifesta solo quando il microbiota intestinale del soggetto viene debilitato, come in caso di massicce e ripetute terapie antibiotiche. “L’infezione da C. difficile ha un enorme peso sui sistemi sanitari – afferma Gasbarrini – e nel quadro di infezione severa può avere complicanze mortali, come la setticemia, il megacolon tossico, oppure un’insufficienza multi-organo”.

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