Studio italiano: i farmaci epigenetici potenziano l’immunoterapia

Nei pazienti con melanoma la successione di guadecitabina e ipilimumab migliora la risposta del sistema immunitario e aumenta l’efficacia clinica del solo ipilimumab. Lo ha dimostrato un trial di fase 1b condotto dai ricercatori del Cio diretto da Michele Maio, pubblicato su Clinical cancer research

Smascherare il tumore per poterlo colpire con l’immunoterapia. È la nuova sfida a cui stanno lavorando i ricercatori del Centro di Immuno-Oncologia (Cio) dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, diretto da Michele Maio. Nei risultati dello studio NIBIT-M4, pubblicati sulla rivista Clinical Cancer Research, il gruppo di ricerca guidato da Maio ha dimostrato che nei pazienti con melanoma la successione di guadecitabina e ipilimumab migliora la risposta del sistema immunitario nel riconoscere e attaccare le cellule tumorali e aumenta l’efficacia clinica del trattamento con il solo ipilimumab. La guadecitabina in pratica toglie il “velo” che permette al tumore di non essere riconosciuto in maniera adeguata dal sistema immunitario. Lo studio è stato progettato e condotto dalla Fondazione Nibit, anche grazie al sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro.

Potenziare l’immunoterapia

Da dieci anni ormai l’immunoterapia sta rivoluzionando la cura dei tumori. Purtroppo però, ad oggi, solo una quota compresa tra il 40% e il 50% risponde a questa strategia terapeutica. Per aumentare la percentuale la ricerca si sta concentrando sull’individuazione di molecole capaci di modificare le caratteristiche della malattia con l’obiettivo di rendere maggiormente visibile il tumore al sistema immunitario. Lo studio realizzato dai ricercatori del Cio con la Fondazione Nibit va in questa direzione.

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