Orforglipron, piccola molecola non peptidica GLP-1 orale di Lilly, ha confermato la sicurezza cardiovascolare nello studio di fase 3 ACHIEVE-4, condotto su adulti con diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso a rischio cardiovascolare aumentato. Lo studio, il più ampio e duraturo finora condotto sul farmaco, ne ha confrontato efficacia e sicurezza con l’insulina glargine a dosaggio titolato. I risultati sono stati presentati al 62° Congresso EASD a Milano e pubblicati contemporaneamente su The Lancet.
I partecipanti trattati con orforglipron hanno registrato un rischio inferiore del 16% di eventi cardiovascolari maggiori (MACE-4) e del 23% per il composito MACE-3, raggiungendo l’obiettivo primario di non inferiorità rispetto all’insulina glargine. Alla settimana 52, il farmaco ha mostrato una riduzione dell’emoglobina glicata dell’1,6% (contro l’1,0% dell’insulina glargine) e una riduzione del peso corporeo dell’8,8%, pari a 8,1 kg, contro un aumento dell’1,7% nel gruppo insulina glargine. A 104 settimane, il 54,6% dei partecipanti ha raggiunto un’emoglobina glicata pari o inferiore al 6,5%, rispetto al 23,8% del gruppo di confronto. Nelle analisi prestabilite, orforglipron ha mostrato un rischio inferiore del 53% di morte cardiovascolare e del 57% di morte per qualsiasi causa. Gli eventi avversi più comuni sono stati nausea, vomito, diarrea, calo dell’appetito e stitichezza, con un tasso di interruzione del trattamento del 10,6%.
«Nel diabete di tipo 2 la protezione cardiovascolare è oggi un obiettivo tanto importante quanto il controllo glicemico», ha commentato Gian Paolo Fadini, dell’Università degli Studi di Padova, sottolineando come la semplicità di somministrazione — una compressa al giorno, senza vincoli di digiuno — renda orforglipron «una potenziale opzione di grande interesse a livello globale».
Un GLP-1 orale con questo profilo di efficacia e sicurezza cardiovascolare rappresenta un potenziale cambio di paradigma nella gestione del diabete di tipo 2, un’area terapeutica centrale per gli informatori scientifici: la prospettiva di un farmaco orale, senza le barriere logistiche dell’iniettabile, potrebbe ampliare significativamente la platea di pazienti trattabili e le conversazioni cliniche con i medici prescrittori.









