Novo Nordisk, il ziltivekimab fallisce lo studio di fase 3 sul rischio cardiovascolare

Novo Nordisk ha annunciato che ziltivekimab, il suo inibitore dell’interleuchina-6 (IL-6), non è riuscito a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nello studio di fase 3 ZEUS, condotto su pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica, malattia renale cronica e infiammazione. La notizia, diffusa venerdì, ha fatto crollare il titolo dell’azienda danese di quasi il 9% in Borsa.

Lo studio testava l’ipotesi che ridurre l’infiammazione cardiovascolare tramite l’inibizione dell’IL-6 si traducesse in una minore incidenza di infarti, ictus e decessi. Sebbene il farmaco avesse dimostrato di ridurre efficacemente l’infiammazione, questo effetto non si è tradotto in una riduzione clinica degli eventi cardiovascolari. Un precedente studio di fase intermedia aveva mostrato una riduzione significativa della proteina C-reattiva, marcatore dell’infiammazione, ma quel segnale biologico non ha trovato conferma nella pratica clinica. Il direttore scientifico di Novo Nordisk, Martin Holst Lange, ha dichiarato che, pur non avendo raggiunto il beneficio sperato sugli eventi cardiovascolari maggiori, lo studio fornisce comunque evidenze scientifiche importanti per la ricerca cardiovascolare futura dell’azienda.

Ziltivekimab continua a essere testato in altri due studi, HERMES (su pazienti con scompenso cardiaco) e ARTEMIS (su infarto acuto), i cui risultati sono attesi nella prima metà del prossimo anno; secondo gli analisti di BMO Capital Markets, però, è improbabile che questi trial diano esiti positivi alla luce del fallimento di ZEUS. Novo Nordisk aveva puntato su questo farmaco per differenziarsi dalla rivale Eli Lilly nell’affollato mercato cardiometabolico, dove quest’ultima sta guadagnando terreno nel segmento GLP-1.

L’esito negativo dello studio ZEUS è un promemoria di quanto sia complesso tradurre la riduzione dei marcatori infiammatori in benefici clinici concreti sugli eventi cardiovascolari. Per gli informatori scientifici attivi nell’area cardiometabolica, è un dato utile per contestualizzare correttamente le aspettative sulle terapie anti-infiammatorie in sviluppo e per seguire l’evoluzione della strategia di Novo Nordisk in un’area terapeutica cruciale per la pratica clinica quotidiana.

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