Melanoma. “Riscaldiamo il tumore per migliorare l’efficacia dell’immuno-oncologia”

“Questo approccio funziona anche nei pazienti che non rispondono alle terapie” spiega Paolo Ascierto, presidente Fondazione Melanoma. I dati delle ricerche al centro del convegno internazionale Immunotherapy Bridge, organizzato dalla Fondazione Melanoma, che si apre oggi a Napoli

Le ricerche condotte all’Istituto Pascale di Napoli segnano la via della lotta al melanoma anche nel resto del mondo. Lo dimostrano gli studi sul microambiente tumorale: oggi è possibile far diventare caldo l’ambiente in cui le cellule malate vivono, per migliorare l’efficacia dell’immuno-oncologia. Un approccio positivo, che ha dimostrato di funzionare anche in pazienti che non rispondono all’immuno-oncologia (oltre il 30% di risposte nei pazienti che hanno fallito un precedente trattamento con anti-PD-1/PD-L1).

Questi i dati presentati al convegno internazionale Immunotherapy Bridge, organizzato dalla Fondazione Melanoma, che si apre oggi a Napoli con la partecipazione di più di 200 esperti da tutto il mondo.

“I risultati ottenuti sbloccando il ‘freno’ del sistema immunitario, costituito dai recettori CTLA-4 e PD-1, sono importanti e, considerando tutti i tumori, circa il 50% dei pazienti risponde alle terapie immuno-oncologiche che, utilizzate da sole o in combinazione, hanno profondamente modificato lo standard di cura del melanoma e di altre neoplasie –– afferma Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli – Vogliamo aumentare l’efficacia dei farmaci immuno-oncologici per superare i meccanismi di resistenza, che impediscono a circa il 50% dei pazienti di beneficiarne. Una delle chiavi si trova nel microambiente tumorale, cioè nell’ambiente in cui le cellule malate vivono. Il microambiente caldo (infiammatorio) risponde alle terapie immuno-oncologiche – prosegue Ascierto – perché contiene cellule del sistema immunitario, quello freddo invece sviluppa resistenza perché è privo di infiltrato linfocitario. Le strategie immediate della ricerca mirano proprio a modificare il microambiente freddo, ad esempio utilizzando proteine che giocano un ruolo chiave nella difesa dell’organismo (Toll-Like Receptor Agonist), in sequenza con un’altra molecola immuno-oncologica, ipilimumab”.

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