Letteratura preprint ai tempi del Covid

Con la pandemia abbiamo assistito ad un boom della produzione di studi scientifici con numeri che hanno toccato la cifra di 12mila in soli dieci mesi. In molti casi, autori ed editori si sono orientati verso un approccio open access volto a velocizzare i tempi di pubblicazione in favore di medici e ricercatori coinvolti nella lotta contro il Covid.

Uno studio pubblicato su PLOS Biology ha evidenziato come circa il 40% delle nuove pubblicazioni, pari a circa 30mila articoli, siano stati diffusi prima del processo di peer review (in modalità pre-prints). Nonostante ciò, i tempi e le procedure per ottenere la “certificazione” degli studi svolti sono molto lunghi.

Un gruppo di lavoro, guidato dal Jonathon Coates della Queen Mary University di Londra, ha preso in esame il ruolo dei pre-print in rapporto all’attenzione politica e giornalistica. Questi documenti hanno contribuito in maniera incisiva alla diffusione delle informazioni legare al virus Sars-CoV-2, supportando la messa a punto in tempi da record dei vaccini.

Anche la condivisione di questi documenti non è passata per i canali ufficiali tradizionali, ma ha spesso viaggiato sui Social Network, riuscendo così, di contro, a raggiungere un pubblico molto più ampio.

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