Akeso e Summit Therapeutics hanno annunciato che ivonescimab, anticorpo bispecifico PD-1/VEGF, ha superato Keytruda (pembrolizumab) anche sull’endpoint di sopravvivenza globale nello studio di fase 3 HARMONi-2, condotto in Cina su pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in prima linea con espressione di PD-L1.
Il farmaco aveva già raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione, con 11,14 mesi contro i 5,82 mesi di Keytruda – un risultato che gli era valso il soprannome di “Keytruda killer”. Ora arriva anche il dato secondario sulla sopravvivenza globale, anche se Akeso non ha ancora diffuso i numeri dettagliati, riservati a un prossimo congresso medico e a una pubblicazione peer-reviewed. Il titolo di Summit ha reagito con un rialzo di oltre il 7% in borsa. Gli analisti di Jefferies hanno scritto che il doppio successo su sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale in Cina “solleva la possibilità che i futuri regimi per il NSCLC vengano sempre più giudicati rispetto a ivonescimab piuttosto che a Keytruda”, pur riconoscendo l’incertezza sulla trasferibilità dei dati cinesi al contesto occidentale.
Il farmaco è già approvato in Cina per questa indicazione oltre ad altre due, ma non ha ancora un’autorizzazione Fda. La verifica decisiva arriverà dallo studio globale di fase 3 HARMONi-3, che testa ivonescimab in combinazione con chemioterapia contro Keytruda in pazienti occidentali; un’analisi ad interim di maggio non aveva raggiunto la significatività statistica sulla sopravvivenza libera da progressione, rallentando i piani di deposito regolatorio negli Stati Uniti.
Ivonescimab è uno dei candidati più osservati nell’immuno-oncologia, con il potenziale di ridisegnare gli standard di trattamento del tumore al polmone su cui oggi si misura Keytruda. Anche senza un’approvazione europea imminente, per gli informatori scientifici che seguono l’area oncologica è un nome da tenere d’occhio nelle conversazioni con oncologi e specialisti, perché anticipa la direzione in cui si muove la competizione sui bispecifici PD-1/VEGF.









