Dolore cronico, un nuovo ruolo per la ketamina?

La ketamina si colloca tra gli strumenti farmacologici basilari nel settore dell’anestesia. Approvato nel 1970 come agente anestetico derivato dalla fenciclidina, oggi potrebbe essere utile in altri contesti come il trattamento dei disturbi psicologici, la prevenzione del dolore postoperatorio e il trattamento del dolore cronico tramite infusioni a bassi dosaggi. Una disamina del suo ruolo attuale è stata pubblicata di recente sulla rivista Anesthesiology.

Queste indicazioni da sole forniscono alla ketamina una posizione di rilievo nell’armamentario farmacologico. Tuttavia, dopo decenni di utilizzo e di abusi per la sua capacità di provocare euforia dissociativa, il farmaco potrebbe essere utile in altri contesti come il trattamento di alcuni disturbi psicologici, la prevenzione del dolore postoperatorio e il trattamento del dolore cronico tramite infusioni a bassi dosaggi.

In psichiatria per la depressione resistente
La dimostrazione della capacità della ketamina a basso dosaggio (circa 0,5 mg/kg per infusione nell’arco di circa un’ora) di migliorare l’umore nei soggetti con depressione resistente al trattamento, anche se solo per circa una settimana dopo la somministrazione, ha ricevuto molta attenzione. Questa attività antidepressiva ha portato allo sviluppo dell’enantiomero S del farmaco, l’esketamina a somministrazione intranasale, e alla sua approvazione nel 2019 per la depressione resistente al trattamento da parte della Fda.

Non è ancora chiaro se gli effetti antidepressivi delle due molecole siano dovuti esclusivamente al blocco del recettore NMDA, dato vi sono molti altri recettori e canali ionici che sembrano essere regolati da questi farmaci o dai loro metaboliti.
Al di là di questo, i dati relativi all’efficacia e alla tossicità di ketamina ed esketamina a dosi ripetute sono molto limitati e mancano delle strategie ben definite per superare la necessità di somministrazioni frequenti delle due molecole.

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