Covid-19: per ora “i casi di reinfezione sono rari e non problematici”

È possibile essere infettati due volte da Sars-Cov-2. Al momento però sono stati accertati e documentati pochissimi casi e, quasi sempre, i sintomi della seconda infezione sono più lievi. Secondo Alessandro Sette del La Jolla Institute for Immunology e Alex Richter dell’Institute of Immunology and Immunotherapy, è presto per fare una valutazione sulla frequenza delle reinfezioni, tuttavia queste non mettono in dubbio l’efficacia di un futuro vaccino.

Alcune settimane fa è stato accertato, ad Hong Kong, il primo caso di reinfezione da Sars-Cov-2. Un uomo che si era ammalato 4 mesi prima è risultato nuovamente positivo al virus. La seconda infezione è stata asintomatica, e secondo molti esperti ha dimostrato come il corpo reagisca in modo più tempestivo ed efficace se conosce un virus. Nei giorni seguenti, nel Nevada, è stato segnalato un altro caso di reinfezione, questa volta con sintomi più gravi. Al momento si tratta di casi isolati, che in generale non preoccupano gli esperti. Ne abbiamo parlato con la Professoressa Alex Richter dell’Institute of Immunology and Immunotherapy presso l’Università di Birmingham e con il Professor Alessandro Sette del La Jolla Institute for Immunology, in California.

Cosa sappiamo realmente sui casi di reinfezione? Quanti sono i casi accertati?

Sette: I casi di Covid-19 nel mondo sono quasi 30 milioni, rispetto a questa cifra i casi di reinfezione accertati e ben documentati sembrano essere estremamente rari e in generale sono associati a sintomi clinici meno gravi rispetto alla prima infezione. Degli studi sperimentali hanno mostrato che i coronavirus che causano raffreddori comuni infettano due volte lo stesso soggetto, questo accade anche con una certa frequenza un anno dopo la prima infezione, ma la replicazione virale è limitata e le reinfezioni, di solito, non sono associate a sintomi clinici.

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