Covid-19 e sindrome da distress respiratorio acuto, primi dati incoraggianti da somministrazione plasma pazienti convalescenti in pazienti critici

Fanno ben sperare i risultati di una piccola casistica cinesi dalla quale è emerso che tre pazienti critici Covid-19, trattati con plasma di pazienti convalescenti, sono andati incontro ad un recupero deciso delle condizioni di salute, al punto di essere dimessi dall’ospedale, mentre altri due pazienti critici non hanno subito un ulteriore peggioramento del loro stato.
I risultati sono stati pubblicati su Jama Internal Medicine (1) e incoraggiano la messa a punto di trial clinici randomizzati ad hoc che confermino la bontà di questo approccio terapeutico.

Razionale e disegno dello studio
L’impiego del plasma di pazienti convalescenti non è nuovo, essendo già stato raccomandato come “trattamento empirico” nel corso delle epidemie di Ebola e di MERS. Altri studi condotti su pazienti con SARS e influenza H1N1 avevano anch’essi suggerito l’efficacia della trasfuzione di plasma di pazienti convalescenti.

In questa casistica sono stati esaminati gli outcome di 5 pazienti con Covid-19 confermato in laboratorio, trattati con il plasma di 5 donatori, di età compresa tra i 18 e i 60 anni, che avevano recuperato dall’infezione, ed erano risultati negativi per il virus SARS-CoV-2 e per altri virus respiratori e rilevabili nel sangue. I donatori dovevano essere ritornati asintomatici da almeno 10 giorni, con un titolo anticorpale specifico per SARS-CoV-2 (rilevato mediante ELISA) superiore a 1.000 e titoli di anticorpi neutralizzanti superiore a 40.

I 5 pazienti critici con Covid-19 (due donne e tre uomini) avevano un’età compresa tra 36 e 73 anni ed erano stati trattati con agenti antivirali e steroidi. Nessuno di questi era fumatore e 4 su 5 non presentavano condizioni mediche pre-esistenti (tranne uno, affetto da ipertensione e insufficienza mitrale). Tra le complicanze prima della trasfusione di plasma vi erano ARDS severa, polmonite batterica (due pazienti su 5), mentre un paziente era stato sottoposto a ossigenazione extracorporea  a membrana (ECMO).

Il plasma dei convalescenti è stato somministrato da 10 a 22 giorni dopo l’ospedalizzazione. Gli outcome valutati sono stati:

  • il punteggio SOFA (Sequential Organ Failure Assessment score: viene utilizzato per monitorare le condizioni di un paziente ricoverato in un reparto di terapia intensiva e determina l’entità della funzione d’organo di un paziente)
  •  la carica virale
  • il titolo di anticorpi nel siero
  •  il ricorso a supporto ventilatorio o ECMO prima e dopo la trasfusione.

Risultati principali
I ricercatori hanno osservato un declino nei corso dei primi giorni di trattamento della carica virale e, al contempo, un miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti in un ampio spettro di valutazioni, dalla riduzione della temperatura corporea all’imaging toracico.

Degna di nota è stata l’osservazione che 4 pazienti che erano inizialmente sottoposti a ventilazione meccanica non hanno avuto bisogno di supporto respiratorio a 9 giorni dalla trasfusione di plasma.

Il paziente sottoposto ad ECMO al tempo della trasfusione di plasma non ha avuto più bisogno di ricorrere all’ossigenazione extracorporea a 5 giorni dalla trasfusione. Due pazienti, infine, sono rimasti ospedalizzati senza un peggioramento delle loro condizioni.

[continua…]

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