Cinque anni di aspirina contro il tumore al fegato

L’effetto è legato alla dose e alla durata dell’assunzione. Uno studio presentato al congresso americano AASLD presenta dati su oltre 130mila pazienti. E avverte: no al fai-da-te

SAN FRANCISCO – Non finirà mai di stupire la vecchia aspirina. Passano gli anni e si scoprono nuovi effetti, alcuni ipotizzati ma mai confermati. Proprio come la metformina che – oltre ad essere terapia di prima linea per il diabete di tipo 2 – diventa con il passare del tempo farmaco dagli effetti insospettabili. Che l’aspirina – potente antinfiammatorio – potesse avere benefici effetti cardiovascolari è cosa nota. Così come tanti studi hanno correlato un effetto antitumorale, soprattutto per i tumori gastrici.  Al congresso sulle malattie epatiche in corso a San Francisco, l’Aasld (American association for the study of liver disease), un ampissimo studio prospettico associa però un uso regolare di aspirina (almeno due o più pillole a settimana al dosaggio americano di 325 mg) con una riduzione del rischio di ammalarsi di epatocarcinoma (Hcc), il tumore al fegato. Certo, il rischio si abbassa dopo cinque anni di assunzione regolare, e sembrerebbe dose-dipendente, quindi tante variabili. Ma è pur sempre un risultato importante.

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