Emergenza Coronavirus, l’Ue stanzierà 10 milioni di euro per la ricerca

Gli interessati avranno tempo fino al 12 febbraio per l’iscrizione e saranno finanziati da due a quattro progetti di ricerca

L’Ue mette in campo 10 milioni di euro per l’emergenza Coronavirus. L’obiettivo è quello di lanciare una gara per tutti coloro che vogliono impegnarsi nella ricerca di soluzioni contro il virus. “La gara è stata appena lanciata – commenta Walter Ricciardi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore raggiunto da AboutPharma – non servirà per creare un vaccino ex novo, ma aiuterà a capirne di più sull’epidemia in corso”. Ci si aspetta che i programmi da supportare siamo da due a quattro. Gli interessati avranno tempo fino al 12 febbraio per l’iscrizione. Questa iniziativa, così rapida, veloce e incisiva, è resa possibile grazie a Horizon 2020 per il piano “mobilitazione di fondi di ricerca per le emergenze di sanità pubblica”.

La via verso un vaccino

La corsa al vaccino è già iniziata in Usa, Cina e Australia. Supercomputer stanno analizzando il genoma dell’agente patogeno e dalla Francia arrivano notizie sull’assenza di mutazione dell’agente patogeno. Ma la strada per un prodotto finito, impacchettato e pronto all’uso è lunga. “I tempi non saranno brevissimi. Le questioni legate alla valutazione della sicurezza e dell’efficacia – spiega Valter Magliani, professore associato di Microbiologia e microbiologia clinica presso l’Università di Parma – richiedono del tempo”. E sulle tempistiche c’è confusione o, almeno, non è chiaro quanto ci vorrà. “Rispetto a qualche anno fa sono cambiate le metodologie, le approvazioni sono più veloci, ma è difficile fare una stima temporale”. Più fiducioso Ricciardi che ritiene che entro l’anno si possa già avere un prodotto in circolazione. “Ci vogliono anni generalmente, ma prodotti con valutazione di efficacia adeguata hanno la corsia preferenziale all’interno degli organismi notificati. Sinceramente – continua Ricciardi – i tre mesi di cui parlava Anthony Fauci (direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive del National institutes of health, ndr.) per avere un vaccino, mi sembrano pochi. Più probabile entro la fine del 2020”.

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