Covid-19: Confindustria dispositivi medici boccia il “test unico nazionale”

L’associazione delle imprese, tramite il presidente Massimiliano Boggetti, avverte: l’Italia rischia di essere “tagliata fuori dall’innovazione” e potrebbe andare incontro a problemi di approvvigionamento

No al “test unico nazionale” per la diagnosi di Covid-19. L’Italia rischia di essere “tagliata fuori dall’innovazione” e potrebbe andare incontro a problemi di approvvigionamento. A dirlo è Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria dispositivi medici, l’associazione delle imprese di medical device.

Covid-19: no al test unico

“Confindustria Dm – afferma Boggetti in una nota –  ritiene un errore l’ipotesi di un test unico nazionale per organizzare e pianificare in modo strategico la ripartenza del Paese. La fase 2 dell’emergenza è delicata tanto quanto la prima. E i test diagnostici sulla popolazione – sottolinea –  sono senz’altro la via maestra per la ripresa, ma bisogna considerare con attenzione i rischi a cui ci esporremmo affidandoci a un unico fornitore”.

I rischi

Il primo rischio, secondo Boggetti, riguarda l’approvvigionamento: “Innanzitutto la scelta di un unico test espone il nostro Paese al rischio che il fornitore di quel test possa non avere sufficiente capacità produttiva sul medio lungo periodo o nel caso di cambiamenti repentini del fabbisogno”.

La procedura d’urgenza

Per il presidente di Confindustria Dm “la procedura negoziata semplificata d’urgenza per i kit diagnostici, i reagenti e i consumabili, bandita lo scorso 17 aprile, per 150mila indagini diagnostiche si è resa necessaria per rispondere alle tempistiche concitate di questa fase, ma non è una gara vera e propria e rischia di sacrificare sia la più ampia partecipazione delle imprese sia un’accurata e approfondita valutazione qualitativa dei prodotti”.

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