Il Tribunale di Urbino è stato chiamato a decidere sull’ammissibilità delle conversazioni WhatsApp come prova in un procedimento civile. La parte attrice aveva presentato queste conversazioni come prova a supporto della propria posizione. Il tribunale ha riconosciuto la crescente importanza dei sistemi di messaggistica istantanea, come WhatsApp, nel contesto lavorativo e commerciale, sottolineando che la rilevanza giuridica di tali strumenti non può essere trascurata.
Il giudice ha fatto riferimento agli articoli 2712 e 2719 del codice civile italiano, che regolano l’ammissibilità delle riproduzioni meccaniche, fotografiche e informatiche come prove, equiparandole alle copie autentiche. Secondo il tribunale, il legislatore ha lasciato volutamente una certa flessibilità nella legge per adattarsi ai progressi tecnologici. Tuttavia, la parte contro cui la prova è prodotta ha il diritto di disconoscerla, mettendo in discussione la sua conformità alla realtà.
In conclusione, il tribunale ha stabilito che le conversazioni WhatsApp possono essere considerate prove valide in un procedimento civile, a condizione che non vi sia un disconoscimento da parte dell’altra parte e che siano disponibili i supporti informatici originali per verificarne l’autenticità. Questo riconoscimento rafforza l’importanza delle nuove tecnologie come strumenti probatori nel contesto legale.









