Spazio al digitale per l’informazione medica ai tempi della crisi, l’esempio di UCB

Le aziende farmaceutiche si stanno organizzando per mettere a punto modalità alternative che diano continuità al rapporto con la classe medica, ricorrendo soprattutto all’interazione digitale per fornire un supporto anche in queste circostanze eccezionali, a cui nessuno era preparato. Molte aziende hanno sviluppato progetti in grado di “sostituire” temporaneamente l’interazione vis-a-vis tra informatori scientifici e classe medica ed è questo il caso della multinazionale belga UCB di cui vi vogliamo parlare oggi.

Le misure di distanziamento sociale e la necessaria sospensione di molte attività lavorative che prevedono un’interazione diretta tra le persone, richieste dall’emergenza Covid-19, hanno influito in modo rilevante sull’aggiornamento del medico garantito dall’informazione medico-scientifica. Le aziende farmaceutiche hanno pertanto adottato modalità di contatto alternative orientate al digitale per dare continuità al loro rapporto con la classe medica

Come avvenuto in numerose discipline, prima fra esse l’insegnamento scolastico, l’inedita situazione che stiamo vivendo ha richiesto uno sforzo di adattamento delle attività lavorative per ridurre il più possibile l’impatto delle limitazioni che devono necessariamente essere seguite.

In ambito medico, la naturale conseguenza è stata una decisa virata verso l’utilizzo dei supporti digitali, prontamente adottati in ambito congressuale. Dall’inizio del lockdown alcuni congressi sono stati rimandati a potenziali date future in attesa di osservare gli sviluppi della pandemia, mentre molti eventi internazionali sono stati effettuati tramite videoconferenze in streaming che hanno potuto così garantire il regolare svolgimento delle attività già pianificate da tempo.

E l’informazione medica?
Anche le aziende farmaceutiche si sono organizzate per studiare delle modalità alternative che scongiurassero una sospensione a tempo indeterminato del fondamentale rapporto con la classe medica. È aumentato il ricorso al digitale, sfruttando per esempio i canali web per l’invio ai medici di newsletter di aggiornamento, sono stati istituiti webinar per assicurare la formazione o sono stati realizzati siti web ad hoc per supportare alcune categorie di specialisti, così da aiutarli nella gestione dei loro pazienti in queste circostanze eccezionali a cui nessuno era preparato.

Alcune aziende hanno invece sviluppato dei progetti che potessero “sostituire” temporaneamente l’interazione vis-a-vis tra informatori scientifici e classe medica. È questo il caso della multinazionale belga UCB, che, per citare le parole di Federico Chinni, amministratore delegato della filiale italiana, «18 mesi fa abbiamo avviato un progetto di digitalizzazione  nell’ambito del quale la sede italiana è stata protagonista anche all’interno dello stesso gruppo, dal momento che è stata la filiale ‘pilota’, che ha anticipato gli altri Paesi». Quindi un progetto già avviato da tempo e che si è rivelato particolarmente utile e fruibile in questa fase di emergenza, che di fatto ha funzionato da catalizzatore.

«Abbiamo colto la sfida data dall’emergenza per attivare e ampliare il più possibile le opportunità di utilizzo di nuovi strumenti e modalità di interazione, sia internamente sia con i nostri interlocutori esterni, attuando un piano di digitalizzazione su cui l’azienda lavorava da anni – prosegue  Chinni. Si tratta di un piano che capitalizza e, anzi rappresenta un’accelerazione rispetto alle misure di agilità e flessibilità di cui è già dotata UCB e che realizza un workplace 4.0 portando l’ambiente di lavoro molto al di là del perimetro fisico dell’azienda.»

L’urgenza è stata avvertita tanto dai medici, che hanno superato una resistenza tipica in condizioni ordinarie, ossia lo scetticismo in merito a un contatto digitale aggiuntivo quando è invece possibile interagire di persona, quanto dagli informatori, abituati anch’essi a privilegiare altri canali.

[continua…]

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