Soft skills: le competenze che fanno la differenza

Su AboutPharma prosegue il dibattito sul lavoro che cambia e le professioni che si trasformano aggiungendo valore, capacità e contenuti a funzioni codificate da tempo all’interno delle organizzazioni aziendali.

La curiosità non è un algorit­mo, ma una dote persona­le sempre più richiesta nel modo del lavoro. È una soft skill. Secondo Standford Research Institute International, il 75% del successo di un lavoro a lun­go termine dipende dalla padronan­za delle soft skills e solo il 25% da competenze tecniche. Per soft skills o competenze trasver­sali s’intendono i tratti del carattere, le doti personali e le abilità che per­mettono di distinguersi nella vita quotidiana prima ancora che sul la­voro. Sono quelle che consentono di capire gli altri, di intuire emozioni e sentimenti. Sono molto più difficili da acquisire, almeno in modo con­venzionale, e anche più difficili da misurare. Le hard skills, al contrario, rappresentano quelle competenze specifiche e trasmissibili che possono essere definite e misurate. L’impatto della tecnologia digita­le costringe le aziende a un rapido adattamento all’innovazione. È in questo contesto che le soft skills stanno rivelando un’importanza crescente. A chi viene coinvolto in un progetto è richiesta una grande flessibilità. Bisogna essere adattabili a ogni scenario per raggiungere gli obiettivi.

Soft skills, cresce l’importanza

Il mondo del lavoro deve adeguarsi a cambiamenti veloci, spesso radicali. Per rimanere competitivi occorro­no doti come comprensione, empa­tia e visione. Capire quali siano le soft skills richieste per ogni nuovo progetto e associarvi un team com­posto dai professionisti più adatti è una capacità che rende l’azienda più competitiva sul mercato. L’Aidp è l’Associazione italiana per la direzione del personale. An­che da loro viene la conferma del­la crescente importanza delle soft skills nelle aziende.

Sostiene Emanuela Salati, vicepre­sidente Aidp Lombardia: “Le soft skills sono tutte quelle capacità re­lazionali e comportamentali che caratterizzano la persona e il suo modo di porsi e che si aggiungono alle capacità tecniche di un lavora­tore. Noi Hr selezioniamo centinaia di persone molto competenti, ma è più facile trovare candidati prepa­rati dal punto di vista tecnico che allenati nelle soft skills. È in parte anche un problema di formazione scolastica. Nella scuola gli studenti non vengono preparati a sviluppare le proprie soft skills. L’istruzione of­fre i tradizionali programmi di tipo tecnico e tralascia completamente il lavoro su di sè. Quando i giova­ni vengono assunti l’azienda deve provvedere a colmare questa lacuna con corsi specifici.

La consapevolezza di sé

Quali sono le soft skills più impor­tanti? “A mio parere – prosegue Sa­lati – la competenza di base è pro­prio la consapevolezza di sé, cioè conoscere quello che ci motiva e spinge, la capacità di automotivarsi, di capire i propri driver motivazio­nali, di conoscere le proprie reazioni sotto stress. La seconda è l’energia, la capacità di avere una marcia in più e di pos­sedere un atteggiamento positivo. L’energia è quella spinta capace di generare il cambiamento in azienda. C’è poi la flessibilità, importante perché il contesto cambia in conti­nuazione ed è indispensabile ade­guarsi rapidamente. Infine, ma non meno importante, è fondamentale allenare la capacità di ascolto e co­municazione, qualità necessarie per rapportarsi con le persone e influen­zare i contesti. Neppure le nostre università, tranne qualche caso, preparano i ragazzi a conoscere e sviluppare le proprie soft skills. Bisogna avere laboratori appositi per questo scopo nei quali sperimentare concretamente e in si­curezza i diversi comportamenti in varie situazioni. Noto che i giovani oggi sono molto poco consapevoli e più fragili, hanno aspettative di successo immediato, ma si ritrovano ad agire in ambienti di lavoro molto complessi e in trasformazione conti­nua. Negli Stati Uniti già venti anni fa si parlava di soft skills. In Europa questa innovazione si è sviluppata più lentamente. Abbiamo ad esem­pio scuole di leadership molto valide in Francia, e ci sono ottime scuole anche in Gran Bretagna”.

[continua…]

Scompenso cardiaco: accordo tra Merck e Allelica per due algoritmi
Coronavirus, Johnson & Johnson collabora con agenzia americana per accelerare lo sviluppo di un vaccino

Flash news simili

Editoriali

L’esperto risponde