Provvedimenti regionali per la sospensione dell’attività di Informazione Scientifica presso le SSR

Già prima che arrivasse il decreto che estende la zona rossa a tutta l’Italia (Dpcm 9 marzo 2020), alcune regioni hanno preventivamente emanato ed inviato una comunicazione per fermare la presenza degli Informatori Scientifici presso le strutture sanitarie regionali, seguite da alcune aziende farmaceutiche che a loro volta hanno bloccato l’attività di informazione scientifica sul territorio.

L’Italia si dimostra nuovamente non unita: nel territorio sono state emanate direttive a macchia di leopardo con riferimenti a date (termine della direttiva) discordanti e diverse. È possibile vedere nella cartina riportata, le regioni che hanno adottato provvedimenti con relativa documentazione disponibile in basso per il download. Invitiamo tutti i lettori a segnalarci eventuali dimenticanze e a inviarci il documento comprovante la disposizione della regione via email al seguente indirizzo: [email protected].

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Il fatto che alcune regioni non abbiano dato indicazioni ha permesso, seppur con varie difficoltà, ad alcune aziende di continuare l’attività sul territorio da parte degli Informatori Scientifici o agenti del canale farmacia generando un vero e proprio caos tra i professionisti.

Oggi ci troviamo con un Decreto Nazionale che limita la mobilità e che però mantiene un piccolo margine di manovra, ovvero la possibilità di spostamento per comprovati motivi di lavoro.
Come già ribadito, la presenza fisica degli Informatori Scientifici nei loro luoghi di lavoro, li espone ad un rischio elevato, come il caso del collega Paolo di Rende e la quarantena forzata per 60 medici di base a Cosenza.

Ne è un esempio il commento di un collega, postato su un noto social network:

“C’è poca chiarezza. Negli ospedali ed ambulatori, se non espressamente vietato l’ingresso agli isf, si può entrare a svolgere l’attività, rispettando le norme contenute nel decreto, cioè distanza di un metro, lavarsi le mani, evitare assembramenti etc. Siccome in tutti questi luoghi si entra uno per volta, il problema assembramento non esiste. Quindi finché non ci sarà nero su bianco una norma che ci vieta espressamente di lavorare, svolgere la nostra attività, oltre che possibile legalmente, è doveroso se l’azienda non ti dice di stare a casa. Se poi vogliamo affrontare la questione sul lato etico e di opportunità, ci incontriamo su un altro sentiero dove prevalgono le opinioni personali. Spero di essere stato chiaro.”

Ringraziamo tutti, fra i quali FEDAIISF, per aver collaborato al reperimento delle varie delibere.

Vittorio Cassisi

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