Informazione scientifica, caos sullo stop delle attività: dalle Marche al resto d’Italia resta il nodo di come gestire, tra contratti e partite Iva, l’emergenza Coronavirus

“Le organizzazioni sindacali nazionali, pur condividendo la scelta, in via precauzionale, di limitare l’ingresso negli studi medici nella Regione Marche, a salvaguardia dei cittadini tutti nella fase attuale, ritiene opportuno segnalare che l’ordinanza cosi come deliberata rischia di penalizzare fortemente l’apporto positivo che gli stessi informatori potrebbero fornire con modalità diverse dalla visita fisica ambulatoriale.

Riteniamo infatti opportuno puntualizzare che l’attività dell’informazione scientifica del farmaco può essere, in via del tutto eccezionale, e data la situazione attuale, svolta anche da remoto (smart-working, informazioni online, etc.), mantenendo così in piedi il suo contributo agli operatori del Servizio Sanitario Nazionale, che si trovano in un momento di grande difficoltà. Pertanto, a fronte di ciò sarebbe opportuno modificare l’ordinanza inserendo la possibilità di svolgere l’attività di informazione favorendo e incentivando il supporto scientifico attraverso i canali telematici e telefonici.

Sarebbe inoltre opportuno rivedere la data di efficacia dell’ordinanza limitandola ad alcune settimane, valutando poi l’evolversi della situazione in continuo mutamento. Le organizzazioni sindacali nazionali inviteranno la Regione Marche a modificare l’ordinanza in funzione delle osservazioni, a salvaguardia del ruolo dei tanti lavoratori dell’informazione scientifica, un patrimonio da sempre dalla parte della salute dei cittadini”. Questa nota stampa inviata nelle ultime ore dalle sigle sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, racchiude perfettamente il problema che molti informatori scientifici del farmaco stanno vivendo in questi giorni. A questo documento, reso noto attraverso la stampa, è stata contestualmente allegata una lettera inviata al presidente della Regione Marche che in sostanza rimarca la questione e chiede provvedimenti diversi e comunque condivisi. Il problema appare scontato e riguarda un settore, quello appunto dell’informazione scientifica, che in questo momento deve fare la sua parte e che, sul piano lavorativo, occupa dipendenti con contratti a termine e – parliamo della maggioranza – nella veste di liberi professionisti a partita iva. La questione, dunque, è anche di natura occupazionale ed economica come accade, evidentemente, per il resto delle regioni italiane.

I nodi

Ci sono diverse questioni che vanno riviste e che le sigle sindacali ripercorrono adeguatamente in questo comunicato. Lo stop completo all’attività in una o in tutte (vedremo cosa accadrà nelle prossime ore) le regioni italiane penalizzerebbe il settore e non consentirebbe agli Informatori scientifici di fare il loro lavoro così come descritto da Cgil, Cisl e Uil: “A salvaguardia del ruolo dei tanti lavoratori dell’informazione scientifica, un patrimonio da sempre dalla parte della salute dei cittadini”.

Il nodo è come gestire il contatto con gli studi medici e, in generale, il personale sanitario. Il decreto del governo non fa riferimenti precisi ma tra i provvedimenti assunti anche nei giorni scorsi rispetto al supporto alle imprese (Coronavirus, «dare garanzie al lavoro» anche per le P. IVA) si parla di 500 euro per tre mesi a favore delle partite iva ed esclusivamente nelle zone rosse.

E’ di tutta evidenza – facendo l’esempio della regione Marche (comunicazione istituzionale dell’ente che parla di una sospensione fino al 30 aprile) che come la quasi totalità delle regioni in Italia al momento è fuori dalla zona con il più alto livello di emergenza -, che le altre partite iva restano escluse – almeno ad ora – da qualsivoglia intervento di sostegno da parte del Governo che, parola del presidente Conte, sta mettendo mano alla questione (qui un articolo del Corriere della Sera: Coronavirus, il governo raddoppia le misure: verso lo stanziamento di 7,5 miliardi. Referendum rinviato e qui l’intervento video del presidente Conte a margine dell’approvazione del decreto di ieri: Coronavirus, il video-messaggio del premier Conte: «L’Italia non si arrende») e quello del Presidente Mattarella ( Coronavirus, il messaggio di Mattarella: «Nessuna ansia, bisogna avere fiducia nell’Italia. Supereremo insieme questo momento»)

Cosa accade intorno a questa vicenda e cosa dicono gli informatori

Intanto sulla questione nessuna novità dal fronte di Farmindustria che nei giorni scorsi ha parlato (lo abbiamo riportato anche noi di Informatori.it in questo articolo: Coronavirus: cosa dicono il Governo e Farmindustria) di tutele per gli informatori scientifici e per il settore al fine di “trovare forme alternative per non interrompere questo importante flusso di informazione”. Dando un’occhiata ai social e ai gruppi Facebook che si occupano di informazione scientifica si ha la netta sensazione che ogni azienda viaggi per conto proprio e che, contestualmente, ci siano situazioni diverse di regione in regione. Il tema resta comunque lo stesso: tutele per il settore e le partite iva. Sui social alcuni informatori raccontano di trovarsi alla seconda settimana di fermo e si chiedono, ovviamente, cosa accadrà dopo il virus.

Altri raccontano che le loro aziende hanno lasciato a casa esclusivamente gli informatori scientifici delle zone rosse mentre altre multinazionali (ma non tutte) stanno mettendo mano alla questione in queste ore interrompendo, di fatto dopo il decreto del governo, l’attività di informazione. Alcuni, al momento non molti, si sono organizzati col telelavoro anche attraverso il loro CRM.

Resta il tema di come gestire la questione delle assenze: rol, ferie, permessi speciali, provvedimento collettivo straordinario vista l’emergenza o cosa può giustificare e sistemare la questione sul piano contrattuale? E, infine, torna con forza il tema che ponevamo in precedenza, ossia quello delle partite iva, che sono la maggioranza e che non hanno un contratto che li tutela: quale è il sostegno per il loro stop? Chi mette mano alla questione e soprattutto: cosa dicono (oltre al Governo e alla politica in generale) le aziende del settore?

 

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