Ferie Forzate per Coronavirus: quando sono possibili?

In questi giorni si sta parlando sempre più di come le attività hanno reagito all’emergenza sanitaria. Oltre allo Smart working, i datori di lavoro fanno ricorso alle Ferie forzate.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo scorso ha introdotto ulteriori misure di contenimento alla diffusione del virus COVID-19, conosciuto come “Coronavirus”.

Le prescrizioni, applicabili all’intero territorio nazionale e in vigore per il periodo dal 12 al 25 marzo, prevedono la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, dei servizi di ristorazione e dei servizi alla persona, con alcune eccezioni, quali ipermercati, supermercati, discount ed alimentari.

Lo stesso decreto fornisce importanti raccomandazioni per le attività produttive e professionali che possono proseguire, tra cui il ricorso allo smart working e l’incentivazione di ferie e congedi retribuiti.

Alla luce di quanto prevede il DPCM dell’11 marzo, molte realtà hanno posto forzatamente i dipendenti in ferie. Possono farlo? E i dipendenti sono nella posizione di rifiutarsi senza incorrere in sanzioni disciplinari? Analizziamo la questione nel dettaglio.

Ferie forzate: chi le decide

L’ultima parola sulla concessione o meno delle ferie spetta all’azienda, tenuto conto delle esigenze produttive da un lato e di quelle personali dei dipendenti dall’altro.

In condizioni normali (ad esempio per le ferie estive) è l’azienda a comunicare preventivamente il periodo in cui i lavoratori possono assentarsi dal lavoro. Ogni dipendente presenterà poi richiesta scritta recante i giorni di ferie.

In ragione di fatti eccezionali come il Coronavirus il datore di lavoro può imporre le ferie a tutti i dipendenti dell’azienda, proprio in virtù delle esigenze produttive ed organizzative determinate dalla situazione di emergenza nazionale legata alla diffusione del virus, richiamate dal DPCM dell’11 marzo. Nella comunicazione ai dipendenti è consigliabile giustificare la scelta delle ferie forzate per impossibilità di ricorrere agli altri strumenti potenzialmente attivabili (primo fra tutti lo smart working).

Non sono naturalmente escluse modifiche successive rispetto al periodo di ferie “forzate” inizialmente comunicato, purché le stesse vengano comunicate con un congruo preavviso, ad esempio sette giorni.

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