Il farmacista è ormai uno dei principali punti di accesso ai servizi sanitari e svolge un ruolo sempre più importante nel supportare i cittadini nella gestione dei disturbi minori e nell’autocura. È quanto emerge dal rapporto “Pharmacists supporting self-care and universal health coverage”, pubblicato dalla Federazione Internazionale Farmaceutica (FIP) su un’indagine condotta tra aprile e maggio 2026 su 779 farmacisti di 45 Paesi.
La maggior parte dei partecipanti lavora in farmacia territoriale (72,4%) e il 71,6% dichiara di fornire consulenze sull’autocura quotidianamente o alcune volte alla settimana. Quasi tre farmacie su quattro operano però con uno o due farmacisti per turno, una condizione che limita il tempo dedicabile alle consulenze. Il dato più critico riguarda il riconoscimento economico: il 43,5% dei farmacisti non riceve alcuna remunerazione per le consulenze di autocura erogate.
Sul piano clinico la ricerca segnala buona sicurezza percepita nella scelta dei farmaci da banco (oltre l’80% degli intervistati), ma minore fiducia su temi come vaccinazioni, salute del fegato, salute sessuale e cessazione del fumo. Le richieste formative più diffuse riguardano bambini e lattanti, pazienti cronici o ad alto rischio e i criteri di scelta sicura dei farmaci OTC.
Per gli Informatori Scientifici del Farmaco, il report FIP fotografa un terreno professionale in cui il farmacista assume sempre più responsabilità cliniche senza un adeguato riconoscimento: un contesto che rende ancora più strategico il ruolo dell’ISF nel fornire aggiornamento scientifico mirato al colloquio quotidiano sul territorio.









