Coronavirus e lavoro, ecco quando lo stipendio viene assicurato

Retribuzione assicurata in caso di disposizioni delle autorità. Per le quarantene è prevista la malattia. In caso di mancata presentazione per “timore” di contagio, può scattare il licenziamento. Allo studio del Mise contributi per le imprese e sgravi su bollette e adempimenti

Il decreto adottato nel fine settimana dal governo per contenere il contagio da coronavirus pregiudica direttamente l’attività lavorativa nelle aree interessate. Al di là delle situazioni critiche che stanno emergendo per la psicosi che si sta già ripercuotendo sui consumi di aree metropolitane importanti come Milano, i lavoratori coinvolti dallo stop delle attività si trovano di fronte a un panorama composito.

A casa per l’ordinanza: stipendio pagato

Come ricorda un approfondimento della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, nel caso in cui i lavoratori non possano uscire di casa per una decisione della Pubblica autorità, la norma prevede la casistica della “impossibilità a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore” che rimarrà dunque a casa ma con la retribuzione pagata.

Le forme di sostegno allo studio

Visto che la scelta dipende dalla tutela della salute pubblica, il governo sta studiando una forma di protezione per quei datori di lavoro che si ritrovano a pagare dipendenti senza poter godere delle loro prestazioni. Lo strumento principe sarà la cassa integrazione ordinaria, ma per intervenire anche sulle realtà più piccole si ragiona di far intervenire il Fondo d’Integrazione salariale (formalmente attivabile da tutti i datori di lavoro, anche non organizzati in forma d’impresa, che occupano mediamente più di cinque dipendenti) o la cassa in deroga. Il tavolo aperto al ministero del Lavoro, con le parti sociali, si riaggiornerà martedì pomeriggio e intanto i sindacati – come sintetizzato da Landini (Cgil) – hanno chiesto “un confronto più ampio con il governo con un coordinamento fattivo tra tutti i ministeri coinvolti”.

Anche al Mise è stato convocato un incontro dal ministro Patuanelli con i rappresentanti delle associazioni datoriali. Allo studio, emerge da indiscrezioni, c’è una serie di interventi che prevedono l’ccesso facilitato al fondo garanzia piccole e medie imprese; la sospensione dei pagamenti delle bollette di luce e gas; contributi per la ripresa delle attività laddove sia accertato un danno dall’emergenza, con la possibilità di estendere gli indennizzi anche alle imprese che hanno subito danni indiretti; sospensione dei termini per quel che riguarda gli adempimenti societari.

Un caso a sé è rappresentato dallo smart working, che in via normale prevede almeno un accordo siglato fra azienda e lavoratore (non necessariamente a livello sindacale) e una comunicazione obbligatoria depositata dal datore di lavoro sul portale istituzionale del Ministero del Lavoro. Con il decreto di Palazzo Chigi del 23 febbraio, però, anche questo preventivo accordo scritto non risulta più necessario.

Attività sospesa

Un trattamento simile dei lavoratori è previsto dai Consulenti qualora si verificasse il divieto d’accesso a un comune o aria geografica, con sospensione delle attività lavorative per le imprese oppure la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dal comune interessato dallo stop. Anche in questo caso, dunque, “è di tutta evidenza l’assoluta indipendenza della impossibilità della prestazione lavorativa dalla volontà del lavoratore, essendo l’azienda stessa impedita dal provvedimento dell’autorità pubblica allo svolgimento della normale attività produttiva”. Quindi resta in piedi “il diritto alla retribuzione pur in assenza dello svolgimento della prestazione”, con possibile protezione della Cig annunciata dal Ministero del Lavoro.

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