Competenze digitali: le aziende farmaceutiche a caccia di talenti

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, parla della rivoluzione digitale in atto nel settore e commenta uno studio sulle nuove figure professionali richieste per gestire la transizione

Definirla “guerra” è improprio, ma sicuramente la “lotta per acquisire i talenti del digitale” sarà dura e diventerà presto una delle sfide più importanti per il settore farmaceutico. A dirlo è Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, commentando la trasformazione digitale in atto nel settore e i contenuti di uno studio, realizzato dalla società di consulenza Bain & Company, sui “nuovi profili professionali necessari ed emergenti” per la gestione della digitalizzazione nell’industria del farmaco. Nuove figure, di cui alcune già al lavoro in molte aziende, che potrebbero moltiplicarsi nei prossimi anni: “Abbiamo fatto un’analisi su quello che potrebbe essere il lavoro del futuro, ipotizzando le ‘job description’ legate alle competenze digitali che saranno necessarie. È venuto fuori che potrebbero esserci un centinaio di nuovi ruoli”, dice Scaccabarozzi, spiegando che le imprese devono attrezzarsi: “Servono nuove competenze, occorre riqualificare gli addetti, trovare le persone giuste e fornire una formazione ad hoc”. E devono farlo presto perché “velocità è la parola d’ordine del digitale” e gli “addetti con queste competenze oggi sono pochi”.

Tre livelli

L’analisi di Bain & Company parte dallo scenario: “L’evoluzione tecnologica digitale ha rivoluzionato in maniera più o meno importante tutti i settori dell’industria e del commercio, per arrivare oggi anche al farmaceutico. Nonostante una serie di fattori strutturali e normativi che condizionano l’adozione di innovazioni digitali nel farmaceutico, il digitale sta consentendo importanti passi avanti. In particolare il digitale, adottato come leva di sviluppo strategico, sta consentendo un aumento della produttività, un allargamento del portafoglio prodotti e il miglioramento della customer experience”, afferma il report. Sono i “tre livelli” su cui la digitalizzazione del pharma sta registrando i maggiori impatti.

“Il primo – continua Scaccabarozzi – è quello della Ricerca e Sviluppo. La digitalizzazione è in grado di aumentare la produttività della ricerca, riducendo i tempi, come nel caso delle simulazioni digitali o della profilazione della popolazione da includere negli studi clinici. Il secondo livello è quella della produzione: anche in questo caso aumenta la produttività e grazie al digitale abbiamo una mole di dati per analizzare i processi produttivi, oltre che innovazioni applicate alle macchine fino a poco tempo fa impensabili. Il terzo livello – spiega il presidente di Farmindustria – riguarda l’ultima parte del percorso del farmaco, cioè il coinvolgimento del medico e del paziente”. Su quest’ultimo livello la rivoluzione digitale offre una grande varietà di esempi pratici: “Penso alle terapie digitale, al monitoraggio da remoto, ai dispositivi indossabili. Ma mi piace citarne soprattutto uno: lo sviluppo di blister intelligenti che comunicano a un’app se il paziente ha preso la pillola. Se è vero che la nostra non è un comparto prettamente elettronico, possiamo dire – conclude Scaccabarozzi – che il digitale ha pervaso la nostra industria”.

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