Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle nuove tabelle ACI 2026, cambiano i parametri (costo chilometrico) usati per determinare il valore dell’auto aziendale concessa come fringe benefit. Rispetto all’anno precedente, per molti modelli recenti i costi risultano ridotti, mentre per diverse auto aumentano.
Le tabelle e le regole di calcolo interessano due platee: da un lato imprese e lavoratori dipendenti con auto a uso promiscuo (benefit tassato in busta paga); dall’altro le partite IVA che usano i parametri ACI per calcolare i rimborsi chilometrici quando effettuano trasferte con il proprio mezzo.
Nel 2026 il valore tassabile dell’auto si calcola moltiplicando la percorrenza presunta per il costo chilometrico indicato nelle tabelle ACI aggiornate. La tassazione dipende dalle emissioni: 0–20 g/km (prevalentemente elettriche) 10%, 21–60 g/km (soprattutto ibride plug-in) 20%, 61–160 g/km (molte benzina/diesel di nuova immatricolazione) 50%, oltre 160 g/km 60%. La manovra 2026 conferma anche le soglie di esenzione fringe benefit: 1.000 euro per la generalità dei lavoratori e 2.000 euro per i dipendenti con figli a carico, includendo nel conteggio anche rimborsi utenze domestiche e canoni di locazione. Se il valore calcolato supera la soglia, l’intero importo concorre al reddito.
Per le aziende diventa centrale verificare, modello per modello, l’impatto dei nuovi costi ACI e della fascia CO₂ sull’aliquota applicata, così da stimare correttamente il benefit in payroll. Per le partite IVA, invece, resta fondamentale gestire i rimborsi chilometrici come componenti di reddito: il rimborso va calcolato e inserito in fattura con ritenuta d’acconto e concorre alla base imponibile IRPEF e contributiva, senza applicazione delle soglie di esenzione previste per i dipendenti.









