Scaccabarozzi: «Non cresciamo come prima, avanti sui farmaci innovativi»

Dopo un decennio che ha visto la farmaceutica macinare record – +22% la produzione, +117% l’export e il primato per numero di occupati – già nella seconda metà del 2018 la lunga fase di crescita della produzione si è arrestata e quest’anno i dati sono ancora altalenanti

«Il ritmo di crescita per la prima volta dopo tanti anni comincia a rallentare. Per noi questo è un primo segnale di allarme». Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, non è preoccupato («sono ottimista per natura»), ma dopo un decennio che ha visto la farmaceutica macinare record – +22% la produzione, +117% l’export e il primato per numero di occupati – già nella seconda metà del 2018 la lunga fase di crescita della produzione si è arrestata e quest’anno i dati sono ancora altalenanti (-0,2% a gennaio-luglio, ma con un +0.5% solo a luglio).

«È vero che non si può sempre crescere a due cifre, ma questo – avverte Scaccabarozzi – è un dato che ci lascia pensare, anche perché gli altri Paesi non stanno a guardare. e quando si è primi poi si finisce sotto attacco. C’è molta competizione: ricevo continui inviti alle nostre aziende per investire all’estero soprattutto nei Paesi emergenti»

Serve una nuova governance

Il rallentamento dei ritmi di crescita della produzione non dipende solo da fattori esterni, come i dazi o la concorrenza agguerrita: «Abbiamo bisogno di chiarezza sulla governance a partire dalla revisione dei due tetti di spesa farmaceutica che non sono adeguati perché quella ospedaliera è sottodimensionata e quella convenzionata è sovradimensionata, basterebbe travasare le risorse dove servono senza toccarle. Su questo le Regioni sono già d’accordo e mi aspetto che si riparta da qui». La necessità di «ammodernare» la governance di farmaci e dispositivi medici è uno dei capitoli del Patto per salute che Regioni e ministero della Salute affronteranno già dalla prossima settimana. «Noi – continua Scaccabarozzi – la nostra parte l’abbiamo fatta: negli ultimi 5 anni tra payback e altre voci legate agli accordi negoziali abbiamo restituito al Ssn 8,5 miliardi, senza questi fondi credo che molte Regioni oggi sarebbero in piano di rientro». Da qui l’appello al Governo Conte e al nuovo ministro della Salute, Roberto Speranza («ci siamo già sentiti e abbiamo sottolineato entrambi che la prima cosa è la salute dei cittadini») per aprire un «dialogo» sul futuro del settore: «Ho sempre detto che ogni Governo è giusto che si faccia la sua di verità però è importante che senta le verità di tutti, compresa la nostra, per prendere la decisione migliore. Sarebbe un peccato mettere a rischio questo patrimonio industriale che negli anni della crisi è stato uno dei settori che ha sostenuto l’economia del paese».

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