Quanto costa un paziente Covid? Secondo la complessità di cure, dai 9 ai 22mila euro

A rilevarlo un’analisi portata avanti da Healthcare Datascience Lab (HD-LAB) della Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Nazionale SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria e l’Associazione Ingegneri Gestionali in Sanità. Ai costi per la degenza vanno poi aggiunti circa 500mila euro che l’ospedale ha speso per DPI e altre apparecchiature (soprattutto C-PAP, nutri pompe e ventilatori polmonari)

Se vi state interrogando su quale sia la domanda alla quale tutti vorrebbero dare risposta, in questo particolare momento storico, essa è fuor di dubbio se, effettivamente, potremo tornare a una quasi normalità o se invece vi saranno recrudescenze di contagio, o, ancor peggio, focolai e nuovi picchi.

Sarebbe auspicabile poter avere certezze e chiare fotografie per il futuro di tutti noi, ma ciò non è possibile. Tuttavia, possiamo utilizzare i dati che il sistema ha raccolto per generare un’informazione, tanto scientifica, quanto divulgativa, che permetta una maggiore presa di coscienza, a tutti i livelli: dai decisori di spesa ai pazienti, dai clinici ai cittadini, dal personale sanitario tutti ai differenti portatori di interessi.

Proprio partendo da queste considerazioni, è evidente come, l’impatto sanitario e clinico, dell’epidemia da COVID-19 abbia generato, all’interno del contesto italiano, una serie di informazioni di sistema: 239.706 soggetti hanno contratto l’infezione, 34.678 sono i deceduti e 103 i posti letto in terapia intensiva che in questo momento vengono occupati ancora da malati COVID-19 (dati aggiornati al 25 giugno 2020).

In tutto questo periodo storico per gestire al meglio l’evoluzione della pandemia, ma soprattutto il decorso clinico della patologia, le strutture hanno dovuto necessariamente rivedere, anche con un impatto molto significativo, i processi di diagnosi e cura, gli spazi, complessivamente intesi, le risorse in essere, quelle necessarie e i relativi scostamenti, con un conseguente ingente investimento della macchina organizzativa ospedaliera, che si è necessariamente tradotto in un investimento economico, destinato alla cura, gestione e risoluzione dell’infezione respiratoria virale.

Tale considerazione risulta essere ancora più rilevante alla luce del fatto che, durante la fase di accelerazione della curva epidemica, fino al picco della stessa, il numero di cittadini che ha necessitato di un accesso ospedaliero e di un ricovero, è cresciuto in maniera esponenziale, ingenerando enormi problematiche organizzative, fino a saturare e quasi a rischiare di sopraffare interi sistemi o servizi sanitari. Quest’ultimo fattore, proprio a prescindere dal modello organizzativo o sanitario adottato nel contesto di riferimento, ha rappresentato e rappresenta tuttora un elemento di grande rilievo per la pianificazione strategica e sanitaria.

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