Nel 2024, gli italiani hanno speso circa 1 miliardo di euro di tasca propria per acquistare farmaci di marca invece degli equivalenti generici, che sarebbero stati completamente rimborsati dal SSN. Il dato, sostanzialmente stabile negli anni, evidenzia una preferenza consolidata per il “griffato”, nonostante la disponibilità di alternative terapeutiche equivalenti e gratuite.
Questa tendenza è particolarmente marcata al Centro-Sud: Lazio (16,3%) e Molise (15,8%) guidano la classifica dell’incidenza del differenziale di spesa a carico dei cittadini rispetto al totale della spesa farmaceutica regionale nel canale retail. Al contrario, la Lombardia si conferma virtuosa, con un’incidenza del solo 10,5%, nonostante il numero maggiore di confezioni vendute.
Secondo i dati del rapporto Egualia, il ricorso ai farmaci equivalenti è molto più diffuso al Nord (oltre il 40% dei consumi), mentre è più limitato nel Sud, dove le percentuali scendono sotto il 25%. Le regioni più refrattarie all’uso dei generici sono Basilicata (23,3%), Calabria (22,1%) e Campania (21,8%), mentre Trento, Lombardia e Piemonte mostrano le incidenze più elevate di utilizzo degli equivalenti.
Nel complesso, i farmaci equivalenti hanno rappresentato il 23,3% del mercato farmaceutico a confezioni e il 15,8% a valori, con una leggera crescita percentuale dovuta alla contrazione dei farmaci branded rimborsabili. L’89% delle confezioni vendute è in classe A, totalmente a carico del SSN, ma la preferenza per i farmaci di marca continua a generare un esborso consistente per i cittadini, soprattutto dove la cultura dell’equivalente è meno radicata.









