Haisco Pharmaceutical Group, gruppo farmaceutico cinese, ha firmato un accordo potenzialmente fino a 1,5 miliardi di dollari con due venture capital statunitensi, Population Health Partners e ARCH Venture Partners, per la costituzione di una nuova società, Sentivera, che svilupperà uno dei suoi asset chiave nell’area dell’immunologia.
In base all’intesa, annunciata martedì, Haisco riceverà 75,9 milioni di dollari tra pagamento upfront e quote azionarie, a cui potranno aggiungersi fino a 1,46 miliardi di dollari legati a milestone regolatorie e royalty sulle vendite nette in caso di successo commerciale del farmaco. Le aziende non hanno reso noto il nome della molecola alla base di Sentivera, ma hanno precisato che è indicata per le malattie infiammatorie di tipo 2, un gruppo che comprende asma, dermatite atopica, rinosinusite cronica con poliposi nasale ed esofagite eosinofila – aree terapeutiche dove sono già presenti diversi farmaci di grandi aziende. Sentivera otterrà i diritti di sviluppo globali del candidato al di fuori della Cina, dove Haisco continuerà a lavorare sulla molecola in autonomia. La terapia ha ottenuto lo status di nuovo farmaco sperimentale in Cina all’inizio di questo mese e, nei test preclinici, ha mostrato attività antinfiammatoria e un profilo di sicurezza favorevole.
L’operazione si inserisce in una fase di forte attivismo di Haisco sul fronte degli accordi internazionali: a giugno l’azienda ha siglato una collaborazione con Eli Lilly che potrebbe valere fino a 3 miliardi di dollari per cinque programmi, sempre a giugno un accordo con Nuvectis fino a 1,4 miliardi di dollari per due programmi in fase avanzata, e ad aprile una licenza globale ad AbbVie per un asset sul dolore fino a 715 milioni di dollari.
Per gli Informatori Scientifici del Farmaco, l’operazione conferma un trend ormai consolidato: le aziende farmaceutiche cinesi sono sempre più spesso all’origine di molecole che, tramite licenze e spin-off come Sentivera, arrivano sui mercati occidentali attraverso partner locali. Per chi opera nell’area immunologica, è un ulteriore segnale di quanto la pipeline delle malattie infiammatorie di tipo 2 – già affollata di farmaci biologici – si stia arricchendo di nuovi candidati.









