La raccolta di capitali nel settore biotech continua a crescere, ma il flusso di denaro si concentra sempre più sulle aziende con asset già in fase avanzata di sviluppo clinico, mentre si riducono le opportunità di finanziamento per le startup con candidati nelle fasi iniziali di ricerca. È quanto emerge da una recente analisi di BioPharma Dive.
Nel primo semestre del 2026 almeno 68 società biotech hanno raccolto oltre 9,1 miliardi di dollari, il valore più elevato registrato in un primo semestre dal 2022. A trainare il mercato sono stati soprattutto i maxi-round di finanziamento superiori a 100 milioni di dollari, che rappresentano circa il 76% della raccolta complessiva. Circa due terzi dei round conclusi nella prima metà dell’anno hanno interessato aziende che disponevano già di almeno un candidato farmaco in sperimentazione clinica sull’uomo, mentre le startup alla ricerca dei primi finanziamenti e le biotech guidate da imprenditori alla prima esperienza hanno faticato ad attrarre investitori.
Secondo Ashwin Singhania, manager della divisione Life Sciences di Ernst & Young, una delle cause di questo fenomeno risiede nei recenti tagli ai finanziamenti pubblici destinati alla ricerca di base negli Stati Uniti, che nel medio-lungo periodo potrebbero ridurre il numero di nuovi progetti destinati ad alimentare la pipeline dell’industria farmaceutica. Una dinamica a doppio binario, con un mercato che privilegia i programmi già maturi e lascia scoperta la ricerca nelle fasi iniziali.
Per gli informatori scientifici, questo squilibrio negli investimenti anticipa in parte la composizione delle pipeline dei prossimi anni: meno candidati realmente nuovi in arrivo dalle fasi early-stage, e una concentrazione di risorse (e quindi di attenzione commerciale) sui programmi clinici già più maturi e vicini al mercato.









