Nessuna trattativa in corso tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb (BMS). Lo ha riferito a Reuters una fonte vicina al dossier, chiudendo di fatto le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi su una possibile mega-fusione tra le due Big Pharma, che avrebbe potuto valere fino a 400 miliardi di dollari e diventare il più grande accordo nella storia del settore.
Il Financial Times aveva riportato nel weekend che le due aziende, entrambe valutate oltre 130 miliardi di dollari, stessero discutendo una possibile fusione. “Non c’è alcun accordo tra AstraZeneca e BMS – ha dichiarato la fonte a Reuters in forma anonima – non c’è mai stato un accordo da concludere, e non ci sono discussioni tra le due società”. Gli analisti avevano fin dall’inizio definito l’ipotesi “improbabile”, complice la sovrapposizione tra alcuni farmaci di punta dei due gruppi: Opdivo di BMS e Imfinzi di AstraZeneca competono infatti nello stesso segmento, quello del carcinoma polmonare non a piccole cellule, complicando eventuali valutazioni antitrust.
Un’eventuale fusione avrebbe potuto rappresentare una risposta ai patent cliff che entrambe le aziende devono affrontare, in particolare BMS, che nel prossimo periodo perderà l’esclusiva su due dei suoi farmaci più venduti, l’anticoagulante Eliquis (sviluppato con Pfizer) e l’inibitore PD-1 Opdivo, che insieme valgono circa metà dei 48,2 miliardi di dollari di fatturato 2025 dell’azienda.
Per gli informatori scientifici del farmaco, la vicenda conferma quanto il settore sia sotto pressione per i patent cliff imminenti, con le aziende costrette a valutare ogni strada – dalle acquisizioni mirate alle fusioni di grandi dimensioni – per sostenere la pipeline. Un’eventuale operazione di queste dimensioni avrebbe avuto ricadute dirette sull’organizzazione delle reti di informazione scientifica e sulle strategie commerciali in Italia.









