‘Rivoluzione’ biosimilari. “Il risparmio è già tangibile”. Il punto al Congresso della Sifo

I risparmi generati dall’utilizzo dei biosimilari possono contribuire a finanziare la spesa per l’accesso a nuovi farmaci, rendendo sempre più accessibili anche le terapie innovative. È necessario, però, da un lato continuare a percorrere la strada già intrapresa, dall’altro rivendicare con forza la necessità di una maggiore uniformità a livello nazionale sia per quanto riguarda la loro classificazione che per le gare d’appalto. Questo il messaggio emerso dal XL Congresso in corso a Genova.

Un più ampio accesso alle cure e ai farmaci innovativi per tutti e spese ridotte per il servizio sanitario nazionale. Da dove può arrivare tutto questo? Dai farmaci biosimilari, che rappresentano per il Servizio Sanitario Nazionale una notevole opportunità. Di biosimilari si parla al XL Congresso di SIFO, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, in corso ai Magazzini del cotone di Genova fino a domenica 24 novembre.

Per i farmacisti ospedalieri riuniti nel loro annuale consesso, il tema dei biosimilari è uno snodo importante da cui non si può prescindere se si ragiona di sostenibilità in campo sanitario. Sifo anche quest’anno ha invitato a parlarne esponenti dell’industria e delle istituzioni, per un interessante confronto sullo stato dell’arte. E il messaggio che esce da questo XL Congresso è chiaro: i risparmi generati dall’utilizzo dei biosimilari possono contribuire a finanziare la spesa per l’accesso a nuovi farmaci, rendendo sempre più accessibili anche le terapie innovative. È necessario, però, da un lato continuare a percorrere la strada già intrapresa, che ha visto i biosimilari disponibili sul mercato liberare importanti risorse economiche, dall’altro rivendicare con forza la necessità di una maggiore uniformità a livello nazionale sia per quanto riguarda la loro classificazione che per le gare d’appalto.

Le linee applicative che ancora mancano. A creare confusione e a permettere l’esistenza di un panorama tuttora molto frammentato (con alcune regioni in testa nella diffusione dei biosimilari e altre, dove il principio dell’equivalenza potrebbe dare grandi risparmi, ferme ad uno stadio embrionale) è il fatto che non siano mai state emanate le linee applicative che consentissero una più uniforme attuazione di quanto previsto dalla legge 232/2016, ovvero che si provvedesse ad applicare l’accordo quadro con tutti gli operatori economici in presenza di più di tre medicinali a base del medesimo principio attivo. D’altronde, la cultura del farmaco biosimilare deve coinvolgere ed essere condivisa da tutti gli stakeholders (regione, clinico, farmacista) che hanno parte attiva nel processo.

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