Rimborsi delle cure salva-vista: guerra tra Novartis e Regione

Nuova puntata del caso Avastin-Lucentis: la guerra tra Big Pharma e Regione Lombardia arriva in Tribunale. I due farmaci curano problemi agli occhi. La differenza è che l’Avastin ha un costo per le casse pubbliche di 80 euro, il Lucentis arriva a 900 euro

Cure salvavista con il farmaco meno costoso: giovedì 12 settembre la guerra tra Big Pharma e Regione Lombardia arriva in Tribunale. Sullo sfondo una domanda che riguarda tutti: fino a che punto è possibile contrastare gli interessi dei colossi farmaceutici, cosa sacrosanta per chi amministra i soldi pubblici, senza mettere a repentaglio la salute dei pazienti?

È la nuova, ennesima puntata del caso Avastin-Lucentis. Entrambi questi farmaci curano problemi agli occhi, nello specifico una malattia diffusa dopo i 70 anni, la maculopatia, cioè una forma di degenerazione al centro della retina che, se non curata bene, può portare a perdere la vista. La differenza è che l’Avastin della casa farmaceutica Roche ha un costo per le casse pubbliche di 80 euro a iniezione, mentre il Lucentis di Novartis arriva anche a 900 euro (sempre per iniezione). A partire dal primo agosto l’assessorato alla Sanità di Giulio Gallera prende una decisione che di fatto pone fine ai super guadagni di Novartis: «Dal momento che non sono state dimostrate differenze statisticamente significative nell’efficacia e sicurezza tra i due farmaci, si prevede un rimborso di 55,6 euro per singola somministrazione per occhio». È la delibera XI/1986 con cui viene previsto che gli ospedali riceveranno dal servizio sanitario gli stessi soldi indipendentemente dal farmaco utilizzato: la scelta spetterà sempre al medico, ma senza più coperture economiche da parte della Regione che non riconosce più i 550 euro fin qui rimborsati per il Lucentis. In concomitanza al provvedimento, fa clamore la decisione di un medico, universitario di fama, di sospendere al Sacco 70 appuntamenti tra le proteste dei malati (Giovanni Staurenghi, direttore della clinica oculistica). Sostanzialmente l’oculista che decide di andare avanti a curare con il farmaco più caro lo fa mandando in rosso i bilanci dell’ospedale (cosa che già avviene in altri casi ma da ponderare e motivare).

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