produzione dei farmaci in proprio da parte dello stato

Il mercato farmaceutico sta vivendo una crescente tensione tra le contrapposte esigenze. Da un lato di sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo e quindi assicurare un giusto margine di guadagno per le imprese farmaceutiche originator, e dall’altro di contenere la spesa sanitaria e farmaceutica. Esigenza sempre più attuale in virtù dell’invecchiamento della popolazione e della non felice congiuntura economica. In un sistema ideale, queste due esigenze contrapposte trovano un punto di equilibrio nella negoziazione e fissazione, tra agenzia del farmaco e azienda farmaceutica, del cosiddetto “giusto prezzo” di vendita o rimborso dei prodotti farmaceutici. Tuttavia tale equilibrio si raggiunge sempre più raramente.

Olanda: l’ospedale produttore di farmaci

Spesso infatti ha luogo un vero e proprio braccio di ferro tra imprese innovatrici e governi nazionali. In proposito, è balzata all’attenzione della cronaca la recente decisione del governo olandese che, rifiutandosi di rimborsare un prodotto medicinale destinato al trattamento di una patologia rara, ritenuto eccessivamente costoso, ha consentito a un ospedale pubblico di produrre “in proprio” tale prodotto medicinale, in deroga ai diritti esclusivi dell’azienda originator. La produzione è stata successivamente interrotta dalle autorità olandesi a causa di un’impurità riscontrata nelle materie prime, ma l’episodio ha riacceso il dibattito su questi temi a livello europeo. Anche in Italia, si è parlato nel recente passato del possibile ricorso a meccanismi che, in caso di fallimento della negoziazione del prezzo con le aziende, potessero consentire ad Aifa di autorizzare la produzione del prodotto medicinale da parte di terzi in deroga ai diritti esclusivi dell’azienda originator.

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