Per “ristrutturare” il Ssn servono le risorse, ma anche una visione

A colloquio con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sul futuro della sanità pubblica dopo la dura prova della pandemia. Dal finanziamento all’assistenza sul territorio, dalla mancata rivoluzione digitale al “cortocircuito” tra Stato e Regioni la ripartenza è tutt’altro che in discesa.

Ci voleva una pandemia per rilanciare la sanità pubblica? Con una battuta, amara ma realistica, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, risponde alle domande di AboutPharma sul futuro del Servizio sanitario nazionale (Ssn) messo alla prova dall’emergenza Covid-19. Dalle risorse in arrivo al dibattito sul Mes, dalla riorganizzazione dell’assistenza alla sanità digitale (“siamo ancora all’anno zero”), fino al cortocircuito Stato-Regioni, ecco alcune riflessioni da cui ripartire.

La pandemia è ancora in corso, ma vogliamo ragionare sul futuro del Ssn. Con il decreto Cura Italia (1,4 miliardi) e il Decreto Rilancio (3,25 miliardi) arrivano nuove risorse. Basteranno?

A otto anni dal lancio del programma #SalviamoSsn della Fondazione Gimbe ci voleva una pandemia per rilanciare la più grande conquista sociale dei cittadini italiani? A parte la battuta, ben vengano tutte le risorse aggiuntive che sicuramente permetteranno di mettere una buona “stampella” al Ssn, a patto che vengano utilizzate in maniera appropriata dalle Regioni.

Ipotizziamo che l’Italia faccia ricorso al Mes e incassi 36-37 miliardi per la sanità. È la stessa somma che, secondo un’analisi Gimbe, è stata sottratta in dieci anni al Ssn tra tagli e definanziamento. Cosa potremmo fare con quella cifra?

Eh sì, una vera e propria coincidenza astrale tra la sommatoria tagli e definanziamenti 2010-2019 e la cifra potenzialmente recuperabile dal Mes. In linea puramente teorica, queste risorse permetterebbero un consistente rilancio della sanità pubblica, ma al di là della volontà politica, il vincolo per accedere alla linea di credito del Mes è l’impegno a usarlo per le spese sanitarie, sia dirette che indirette, legate al coronavirus per gli anni 2020-2021.

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