Mortalità. I primi dati Istat-Iss post Covid

“Dal 20 febbraio al 31 marzo 25.354 morti in più rispetto alla media, di questi 13.710 per Covid. Ma ci sono altri 11.600 morti forse correlati all’emergenza. Bergamo shock: decessi +598%”

Ma l’Italia è divisa in due: al centro sud in molte città la mortalità è addirittura in calo. Il 52,7% dei casi è di sesso femminile. L’età mediana è di 62 anni. La letalità è più elevata nei maschi tranne che nella fascia 0-19 anni. Nel 34,7% dei casi almeno una co-morbidità. Il 91% dell’eccesso di mortalità si concentra in 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Oltre ai 13.710 decessi imputati con certezza al Covid, ce ne sono altri 11.600 “sospetti” o perché non è stato eseguito il tampone, o per disfunzione organica correlata all’infezione o per mortalità indiretta ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale. IL REPORT

“Considerando il mese di marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita dei decessi per il complesso delle cause del 49,4%. Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza Integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). È quanto riporta l’ultimo studio curato da Istat e Istituto superiore della sanità elaborato in base ai dati dell’86% della popolazione italiana (il dato riguarda 6.866 comuni, l’87 % dei 7.904 complessivi) per valutare gli effetti dell’impatto della diffusione di Covid-19 sulla mortalità per genere ed età nel periodo iniziale e di più rapida diffusione del contagio: marzo 2020.

Ma non solo, lo studio evidenzia pure che “esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione solo ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni probabili conseguenza della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza), e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

L’analisi ribadisce poi come il Covid abbia colpito duramente il Nord: il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. “Nell’insieme di queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156)”.

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