Medici, prescrizioni e informatori, la visione di Bartolazzi

La Fimmg e il sottosegretario alla Salute Bartolazzi hanno decisamente visioni diverse sulle prescrizioni di farmaci. Dopo la pubblicazione del rapporto Osmed il 18 luglio 2019 Bartolazzi è intervenuto pesantemente sul tema affermando che le prescrizioni andrebbero riviste chiamando in causa i medici di medicina generale.

Le dichiarazioni di Bartolazzi

“I costi di alcuni farmaci oncologici di ultima generazione sono ipertrofici, giustificati dalla ‘emotività’ legata alla patologia. Credo che lo Stato dovrebbe investire in progetti di ricerca traslazionale per individuare fattori predittivi di risposta di questi farmaci. Il rapporto Osmed è uno strumento importante che può aiutare i decisori a fare scelte giuste”. Poi Bartolazzi fa un riferimento alla “responsabilizzazione” dei medici di famiglia: “Il grosso delle prescrizioni arriva da loro. Non è mai stata prevista la figura di un informatore ‘statale’, di Aifa o del Ssn, che spieghi ai medici, ciclicamente, qual è la realtà dei fatti. Magari introducendo anche dei fattori di incentivazioni per ottenere performance ottimali anche dal punto di vista finanziario e di corretta prescrizione. Non è mai stata prevista una figura di monitoraggio per ottimizzare sempre di più il loro modo di prescrivere. Questo è un punto critico”, conclude l’esponente del Governo.

La risposta di Fimmg

Il giorno dopo è intervenuto Roberto Venesia, Coordinatore area farmaco di Fimmg nazionale. “Dobbiamo pensare che l’uso appropriato dei farmaci può determinare risparmi per il Ssn. Ma dobbiamo, però, intenderci sul concetto di appropriatezza. Se una prescrizione è generalmente considerata appropriata quando effettuata all’interno delle indicazioni cliniche, e, in generale, all’interno delle indicazioni d’uso per le quali è dimostrata l’efficacia, un medico non dovrebbe avere dubbi. Qual è il farmaco giusto ce lo dice la scienza – continua Venesia – il paziente giusto lo sceglie il medico e per il tempo necessario tutti devono fare squadra. Purtroppo il concetto di appropriatezza che vediamo nelle dichiarazioni a cui abbiamo assistito, sembrerebbe rendere giusto ciò che è economicamente sostenibile”.

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