L’Italia è il primo Paese europeo per produzione farmaceutica conto terzi. Il report di Farmindustria

La quota di fatturato conto terzi sul totale del fatturato varia da settore a settore: si passa dal 13,3% dell’abbigliamento al 9,6% dell’automazione al 6,4 della farmaceutica. La diversità delle filiere si riflette anche nella diversa dimensione delle imprese terziste: mentre nel resto del manifatturiero predominano piccole e medie imprese (sotto i 50 addetti) nella farmaceutica la maggioranza sono le imprese con oltre 250 addetti. Queste imprese esportano il 67,6% del fatturato della farmaceutica.

Dalle navi da crociera alle scarpe ai mobili, i prodotti italiani sono sinonimo di qualità. Potrebbe sembrare un luogo comune ma è un fatto confermato: tra il 2002 e il 2017 (ultimi dati disponibili) il valore medio unitario dell’export italiano (valore medio per tonnellata) è cresciuto del 54%, molto più di quello degli altri grandi Paesi Ue (UK +40%, Germania +21%, Francia +17%, Spagna +13%).

La qualità del made in Italy investe ovviamente anche la produzione conto terzi, elemento strutturale della nostra economia. Se ad oggi non esistono confronti internazionali che ci descrivano il ruolo del conto terzi nelle economie dei diversi Paesi, alcuni fatti possono essere d’aiuto. L’Italia è il primo Paese europeo per produzione farmaceutica conto terzi. Guardando ad un’altra filiera, l’Italia è il primo produttore mondiale di make up, quasi tutto conto terzi. Due primati che delineano il posizionamento internazionale del terzismo made in Italy.

Fondazione Symbola e Famindustria hanno indagato con interviste e approfondimenti statistici – il primo studio sul totale del conto terzi italiano – questa attitudine trasversale alle filiere del made in Italy.

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