Il parlamento tedesco ha approvato venerdì la riforma dell’assicurazione sanitaria pubblica, pensata per tagliare i costi del sistema a partire dal prossimo anno anche attraverso un aumento degli sconti obbligatori che le case farmaceutiche devono versare sui farmaci di marca. Il Bundestag ha votato a favore con 318 voti contro 284 no e 4 astensioni; il provvedimento è stato poi approvato anche dal Bundesrat, la camera alta.
La riforma alza lo sconto fisso obbligatorio sui prezzi di listino dei prodotti di marca dal 7% al 15,5%, secondo quanto comunicato dal Bundestag il 10 luglio. È stata invece stralciata, dopo le proteste dell’industria nella scorsa estate, una proposta di sconto variabile pensata per generare “entrate aggiuntive regolari nel lungo periodo”. Con la riforma, la Germania punta a risparmiare circa 16,3 miliardi di euro nel sistema sanitario pubblico il prossimo anno, cifra che potrebbe salire fino a 38,1 miliardi di euro entro il 2030. Il principale gruppo di rappresentanza dell’industria farmaceutica tedesca, il VFA, ha reagito duramente, stimando che lo sconto fisso al 15,5% farà salire l’onere sul settore da un valore atteso di 1,1 miliardi di euro a circa 3,2 miliardi di euro “nel solo 2027”, criticando anche le norme su price-quantity e gli sconti sui vaccini.
All’inizio dell’anno, Eli Lilly e Boehringer Ingelheim avevano annunciato tagli a investimenti pianificati in Germania proprio a causa delle misure sugli sconti. La Germania resta un mercato chiave per le case farmaceutiche europee grazie ai tempi rapidi di rimborso, che ne fanno spesso la prima piazza di lancio nell’Unione europea.
La riforma tedesca segna un precedente rilevante per le politiche di prezzo e rimborso in Europa: per gli ISF che seguono aziende con forte presenza sul mercato tedesco, comprendere l’impatto di questi oneri aiuta a inquadrare eventuali riallocazioni di investimenti e priorità di lancio a livello europeo.









