In pandemia corsa a fare scorte di farmaci, ora vendite rallentano

Parla l’ad di Teva Italia Hubert Puech d’Alissac

Il farmaceutico è tra i pochi settori che durante il lockdown hanno registrato una crescita del proprio fatturato.

Secondo una ricerca dell’Area studi di Mediobanca sugli effetti della pandemia sulle grandi multinazionali, a livello aggregato il fatturato è aumentato del 6,1% nel primo trimestre dell’anno. L’incremento potrebbe apparire una logica conseguenza dell’emergenza sanitaria che ci ha travolti, ma a ben guardare è più legata a irrazionali comportamenti d’acquisto, a partire dai consumatori.

Per capire di che crescita si tratta, quanto durerà, abbiamo parlato con Hubert Puech d’Alissac, amministratore delegato di Teva Italia, multinazionale israeliana del settore farmaceutico e leader nel mondo per la produzione di farmaci equivalenti.

Quello che è emerso è l’analisi di un trend tutt’altro che strutturale, che ha già iniziato a rallentare. “Noi abbiamo visto una crescita nei volumi, ma questo non è collegato tanto al Covid 19, è più collegato a una certa attitudine sia da parte di ospedali che di pazienti di fare scorta di medicinali – ci ha spiegato – Noi abbiamo pochi prodotti usati per i pazienti affetti dal Covid 19, abbiamo antibiotici, paracetamolo, antivirali ma l’uso è limitato per la patologia e in ogni caso i farmaci utilizzati per l’emergenza Covid in Europa non riguardano milioni di pazienti affetti dal nuovo Coronavirus. Quello che abbiamo registrato è che alla fine di aprile e soprattutto all’inizio di maggio c’è stata una decrescita dei volumi rispetto al trend dei mesi precedenti: questo vuol dire che è stato fatto uno stock, che, per esempio, i pazienti hanno acquistato un trattamento per tre mesi e non per un mese come fanno abitualmente”.

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