Gli informatori farmaceutici fermi dal lockdown: “Tornate a farci lavorare, il nostro lavoro è fondamentale”

Lettera scritta al presidente della Regione: «In Veneto i colleghi sono già operativi». In Piemonte il settore impiega un migliaio di lavoratori

Tra le vittime del lockdown ci sono anche loro. E mentre si guarda con inquietudine alla prospettiva di un nuovo stop in autunno – se la curva epidemica del coronavirus dovesse risalire, in linea con la tendenza in corso nel resto d’Europa -, gli informatori del farmaco rappresentati dall’Aiisf, l’Associazione italiana di riferimento, attendono ancora di essere liberati dal primo. Vani, finora, gli appelli inoltrati alla Regione per essere messi in condizione di fare il proprio lavoro.

L’appello

Una categoria di cui si parla poco, e per questo poco nota ai comuni cittadini, ma che occupa un posto importante nella lunga e complessa filiera della Sanità. Due le sezioni in Piemonte: quella di Torino, presieduta dalla dottoressa Jolanda Carlucci, e quella Sud Piemonte, diretta dal dottor Michele Garofano. Le sezioni regionali fanno parte di Fedaiisf, Federazione a livello nazionale. Le azioni finora intraprese sono state fatte in maniera congiunta. Obiettivo: poter riprendere l’attività presso le strutture sanitarie regionali, ad oggi interdetta. «Siamo professionisti laureati nelle discipline scientifiche e seguiamo rigidi protocolli di sicurezza imposti dalle aziende da cui dipendiamo – spiegano nella lettera inviata il mese scorso al presidente della Regione, Alberto Cirio, e all’assessore alla Sanità, Luigi Icardi -. In particolare, siamo adeguatamente addestrati all’utilizzo dei dispositivi di protezione personale e alle procedure di sanificazione delle mani, e di tutto ciò con cui veniamo in contatto prima e dopo ogni visita ai clinici, nostri naturali interlocutori». In allegato la delibera della Regione Veneto, «che per prima ha recepito le nostre istanze e ha riaperto in sicurezza l’attività di informazione, senza nessun impedimento oggettivo».

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