Giornata della Memoria: l’impronta delle leggi razziali sulla ricerca scientifica

Oggi, 27 gennaio, è la Giornata della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto. Si tratta di una data significativa in quanto il 27 gennaio del 1945 fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz.

Le leggi razziali e le perdite umane segnarono profondamente la storia mondiale e italiana nel periodo tra il 1938 e il 1945, e a subire gravi conseguenze fu anche la scienza. Tre anatomo patologi italiani hanno svolto uno studio pubblicato dalla rivista Pathologica, con l’obiettivo di raccontare le storie dei medici ebrei italiani che in quel periodo ha dovuto rinunciare ad esercitare la professione.

Come spiega Riccardo Di Segni, rabbino Capo della comunità ebraica di Roma e medico radiologo, l’impatto delle leggi razziali sullo sviluppo della ricerca scientifica in Italia ha avuto conseguenze importanti. Gli ordini professionali e le Università furono chiamati ad espellere medici e insegnanti, eccellenze nel campo della ricerca e della pratica clinica. Tra questi, ricordiamo i premi Nobel Salvatore Luria e Rita Levi Montalcini.

Mattia Barbareschi, direttore Anatomia e Istologia Patologica dell’Ospedale Santa Chiara di Trento ed editore della rivista ‘Pathologica’, sottolinea l’importanza del ricordo di un periodo caratterizzato da un processo di declino, iniziato in maniera lieve e precipitato progressivamente in un abisso. Barbareschi cita inoltre l’esempio del chirurgo torinese Raffaele Lattes, il quale fu inizialmente chiamato a curare unicamente persone di origine ebraica e successivamente costretto a rinunciare all’insegnamento presso l’Università. Scelse, dunque, di emigrare negli Stati Uniti per iniziare a praticare come anatomo patologo. I risultati che raggiunse furono significativi: divenne capo del Dipartimento di anatomia patologica della Columbia University ed è oggi considerato uno degli specialisti più importanti nella storia della disciplina.

Numerosi furono anche i casi di medici che, sopravvissuti all’olocausto, non riuscirono comunque a proseguire nella propria professione. Alcuni, come Ettore Ravenna o Salomone Franco, ricorda Carlo Patriarca, direttore dell’Anatomia Patologica all’Ospedale Sant’Anna di Como, avrebbero potuto continuare a fornire importanti contributi nel campo dell’anatomia patologica italiana. Patriarca sottolinea, tra le altre figure che si distinsero in quel periodo buio, Giuseppe Jona, anatomo patologo e presidente della comunità ebraica di Venezia che briciò le liste degli aderenti alla sinagoga affinché la Gestapo non potesse rintracciarli e si tolse la vita. A lui è dedicato un padiglione dell’ospedale civile di Venezia.

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