Gimbe: Sanità è il bancomat dei Governi, 48,8 mld gap spesa su media Ue

In Italia la spesa sanitaria pubblica 2022 mostra un gap di 829 euro pro-capite rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Un ‘baratro’ pari a 48,8 miliardi di euro, tenendo conto di una popolazione resistente Istat al primo gennaio 2023 di oltre 58,8 milioni di abitanti.

Lo calcola la Fondazione Gimbe che nel 6° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, presentato ieri a Roma nella Sala Capitolare del Senato. Snocciola cifre specchio di “quanto tutti i Governi – afferma il presidente Nino Cartabellottaabbiano utilizzato la spesa sanitaria come un bancomat, dirottando le risorse su altre priorità mirate a soddisfare il proprio elettorato. Considerando sempre la spesa sanitaria come un costo e mai come un investimento, e ignorando che la salute e il benessere della popolazione condizionano la crescita del Pil“.

La spesa sanitaria totale (sistema Istat-Sha) per il 2022 – si legge nel report – è pari a 171.867 milioni di euro, di cui 130.364 milioni di spesa pubblica (75,9%), 36.835 milioni di spesa out-of-pocket (21,4%) ovvero a carico delle famiglie, e 4.668 milioni di spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni (2,7%). La spesa sanitaria pubblica del nostro Paese nel 2022 si attesta al 6,8% del Pil, sotto di 0,3 punti percentuali rispetto sia alla media Ocse (7,1%) sia alla media europea (7,1%).

Il gap con la media dei Paesi europei dell’area Ocse è di 873 dollari pro-capite (829 euro), che” sull’intera popolazione della Penisola “corrisponde ad un gap di quasi 51,4 miliardi di dollari, pari a 48,8 miliardi di euro. Il progressivo aumento del gap della spesa sanitaria con la media dei Paesi europei – analizza Gimbe – è perfettamente in linea con l’entità del definanziamento pubblico relativo al decennio 2010-2019, ma poi si è sorprendentemente ampliato nel triennio 2020-2022 durante l’emergenza pandemica“.

Complessivamente – prosegue il rapporto – rispetto alla media dei Paesi europei, nel periodo 2010-2022 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata inferiore di 363 miliardi di dollari (345 miliardi di euro). E per colmare il divario pro-capite con la media dei Paesi europei attestato nel 2022, al 2030 si stima un incremento totale di 122 miliardi di dollari (115,9 miliardi di euro), ovvero a partire dal 2023 un finanziamento costante di 15,25 miliardi di dollari, pari a 14,49 miliardi di euro per anno“.

Sono “cifre palesemente irraggiungibili per la nostra finanza pubblica“, rimarca Cartabellotta.

Il fabbisogno sanitario nazionale (Fsn) dal 2010 al 2023 è aumentato complessivamente di 23,3 miliardi di euro: in media 1,94 miliardi per anno, ma con trend molti diversi tra il periodo pre-pandemico (2010-2019), pandemico (2020-2022) e post-pandemico (2023)“, elenca Gimbe.

Tendenze su cui “è opportuno rifare chiarezza per documentare – insiste Cartabellotta – che tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni hanno tagliato e/o non investito adeguatamente in sanità“.

Il periodo 2010-2019 è stato “la stagione dei tagli. Alla sanità pubblica – esamina la Fondazione – sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015, in conseguenza di tagli previsti da varie manovre finalizzate al risanamento della finanza pubblica; oltre 12 miliardi nel periodo 2015-2019, in conseguenza del definanziamento che ha assegnato meno risorse al Ssn rispetto ai livelli programmati. In 10 anni il Fsn è aumentato complessivamente di 8,2 miliardi di euro, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,15%)“.

Negli anni 2020-2022, “la stagione della pandemia, il Fsn è aumentato complessivamente di 11,2 miliardi di euro, crescendo in media del 3,4% annuo. Tuttavia, questo netto rilancio del finanziamento pubblico – precisa Gimbe – è stato di fatto assorbito dai costi della pandemia Covid-19, non ha consentito rafforzamenti strutturali del Ssn ed è stato insufficiente a tenere in ordine i bilanci delle Regioni“.

Si arriva così al periodo 2023-2026, “il presente e il futuro prossimo“. L’ultima legge di Bilancio “ha incrementato il Fsn per gli anni 2023, 2024 e 2025 rispettivamente di 2.150 milioni, 2.300 milioni e 2.600 milioni di euro. Nel 2023 – continua il report – 1.400 milioni sono stati destinati alla copertura dei maggiori costi energetici.

Dal punto di vista previsionale, nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza” Nadef “2023, approvata lo scorso 27 settembre, il rapporto spesa sanitaria/Pil precipita dal 6,6% del 2023 al 6,2% nel 2024 e nel 2025, e poi ancora al 6,1% nel 2026. In termini assoluti, nel triennio 2024-2026 si stima un incremento della spesa sanitaria di soli 4.238 milioni di euro (+1,1%)”.

Per la Fondazione, c’è “da rilevare che nel 2022 e nel 2023 l’aumento percentuale del Fsn è stato inferiore a quello dell’inflazione: nel 2022 l’incremento del Fsn è stato del 2,9% a fronte di una inflazione dell’8,1%, mentre nel 2023 l’inflazione al 30 settembre acquisita dall’Istat è del 5,7% a fronte di un aumento del Fsn del 2,8%“.

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