Digitalizzazione in medicina, tra possibilità e sfide

L’evoluzione tecnologica, la digitalizzazione, il machine learning, l’intelligenza artificiale impongono alla medicina nuove sfide etiche. È lecito affidarsi al responso di una macchina, di un algoritmo quando parliamo di decisioni cliniche?

Ne ha parlato Paolo Benanti, francescano del Terzo Ordine Regolare esperto di etica, bioetica ed etica delle tecnologie nel corso del Digital Health Summit, evento organizzato da NetConsulting Cube, GGallery Group e AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità).

Il microscopio e la prima rivoluzione in medicina

Come si pone la digitalizzazione rispetto ai valori etici che caratterizzano fin dal giuramento di Ippocrate la medicina? «Già nel 16º secolo un artefatto tecnologico, la lente convessa, determinò una rivoluzione epocale di non minore intensità rispetto alla digitalizzazione perché permise di generare due utensili (il telescopio e il microscopio) che permisero di studiare l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo», ricorda Benanti. «Improvvisamente tutto quello che conoscevamo era cambiato per sempre: la Terra non era più al centro dell’universo e noi non eravamo più una cosa unica, bensì costituiti da tante piccole parti viventi che abbiamo chiamato cellule. Ciò ha comportato un’importante svolta in medicina, è nata quell’alleanza tra le scienze empiriche e l’arte medica che ha poi condotto alla medicina evidence based».

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