Coronavirus. La lezione della “paura”

Il virus paradossalmente sembra svolgere malgrado tutto una funzione di riforma del nostro sistema sanitario, nel senso che attraverso la paura della gente, il nostro sistema sanitario recupera rispetto dignità considerazione, ma allora perché non facciamo, che ne so, una riforma- virus per mettere paura alla paura e insegnare alla libertà la libertà al rispetto?

Fin da quando siamo stati informati dell’epidemia di coronavirus, mi sono imposto di non intervenire, prima di tutto per non intasare la questione, alimentando per esempio, anche su questo giornale, un expertise inesistente (è impressionante come un virus nel momento in cui si riproduce abbia la capacità di riprodurre quasi per autopoiesi, così tanti esperti di ogni tipo) e poi perché non ho particolari lamentele da avanzare su come il governo e le regioni hanno governato la faccenda.

Non vi nascondo, però che pensando tra me e me ad altri ministri della sanità mi sono molto rallegrato di quello che oggi passa il convento. Poteva andare molto ma molto peggio.

Invisibile e visibile
Chi ha visto il film di John Carpenter “Avventure di un uomo invisibile” sa che combattere un nemico invisibile è molto difficile e che l’unico modo è di renderlo in qualche modo visibile e quindi circondarlo. E’ quello che mi pare stiano facendo pur tra mille difficoltà, il governo e le regioni.

Difronte  a una cosa tanto difficile, quello che intendo fare è semplicemente quello che faccio sempre e cioè pensare alle cose che accadano sapendo come ci ha spiegato un grande filosofo francese (Merleau Ponty), che quello che accade, aggiungo io anche in medicina davanti ad una qualsiasi  malattia,  si colloca sempre  tra  visibile e invisibile perché  ciò che si vede e ciò che non si vede fa parte della stessa realtà, al punto, come sa bene il ministro Speranza, che  il virus, il bastardo, ma anche ciò che causa qualsiasi malattia  non è mai davanti a noi bensì è dietro di noi è intorno a noi è dentro di noi  è nella realtà nella quale ci muoviamo e di cui fa parte.

Questo difficile rapporto tra visibile e invisibile mi ha fatto venire in mente l’interpretazione che Severino ha dato della filosofia.

Essa non vuol dire semplicemente “amore per il sapere” ma è due cose:
– prendersi cura di ciò che è chiaro, visibile,  in luce,
– condurre alla luce ciò che non si vede e di cui ci si prende cura

Pensare il coronavirus per me significa fare come diceva Severino da tramite tra visibile e invisibile.

[continua…]

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