Coronavirus, il nuovo decreto del Governo: tra zone rosse e restrizioni.

Mancano ancora interventi concreti a sostegno delle partite Iva in tutta Italia. E sugli Isf si naviga a vista…

Nelle ore più difficili, quelle che hanno portato il Governo a prendere una decisione senza precedenti nella storia repubblicana (con polemiche al seguito), siamo davanti ad uno scenario incerto e, al momento, la cui soluzione appare lontana visto l’andamento dell’epidemia (mappa in tempo reale della protezione civile).

Il decreto

A notte fonda, mentre alcune centinaia di persone tentavano di allontanarsi da Milano a bordo degli ultimi treni in partenza, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato alle ore 3.20 della notte scorsa il decreto – pubblicato ufficialmente alle ore 13 -, che ha fatto infuriare alcuni sindaci e presidenti di Regione (Coronavirus, 366 vittime e 622 guariti. Crescono i casi: 7.375, 1.326 più di ieri. Italia seconda per morti dopo la Cina. Iss: nessuno è immune ) che hanno sostanzialmente contestato la scelta di chiudere la Lombardia e alcune altre province – in pratica le zone rosse -, proprio per tentare di arginare la circolazione del virus anche fuori da quelle aree.

I punti

Il Governo ha di fatto messo in quarantena la Lombardia e quattordici province con tutto quello che ne consegue sul piano dell’incertezza a livello di comunicazione, dei problemi familiari, economici, personali e lavorativi. Dirà la storia se questa sia stata la decisione più giusta, quello che è certo è che la carenza di posti soprattutto in terapia intensiva impone misure straordinarie. E così il decreto, all’articolo 1, conferma il divieto di ingresso e di uscita dalla Lombardia, da 14 province e l’estensione delle zone controllate a Piemonte ed Emilia-Romagna. Le province diventate zona rossa sono dunque quelle di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Trevisto, Asti, Vercelli, Novara, Verbano Cusio Ossola e Alessandria. Si parte da oggi e il decreto stabilisce come termine ultimo (salvo novità) il prossimo 3 aprile. (Qui il testo completo del decreto)

Sostegno economico

Questo decreto, come l’altro, non affronta la questione sul piano del sostegno economico per imprese, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi. Proprio chi ha partita Iva è più esposto e, come abbiamo già spiegato in un precedente articolo noi di informatori.it (Coronavirus cosa dicono il Governo e Confindustra), ad oggi è stato introdotto un contributo di 500 euro al mese per tre mesi. Vedremo nei prossimi giorni, come ha annunciato il ministro del lavoro in una intervista rilasciata al Sole 24 Ore, se nel pacchetto di investimenti a supporto dell’economia di 7,5 miliardi di euro stanziati dal Governo, sarà previsto un aiuto concreto anche per le partite Iva oltre che per i lavoratori dipendenti o, per meglio dire, per le loro aziende.

Informatori scientifici

Resta intanto invariata la situazione dell’Informazione scientifica: stop nelle zone rosse mentre nelle varie regioni si naviga ancora a vista. Nelle Marche le idee sono chiare da diversi giorni e lo stop è stato imposto con una ordinanza della Regione con tanto di polemiche dei sindacati di categoria (Informazione scientifica caos sullo stop delle attività). E se in Puglia hanno deciso per uno stop, almeno per il momento, fino al 31 marzo dal fronte di Confindustria non ci sono pronunciamenti se non l’intervento, ormai datato a fine febbraio, del presidente Scaccabarozzi: “Per quanto riguarda la comunicazione scientifica, cioè l’attività degli informatori del farmaco che si occupano di illustrare ai medici tutti gli aggiornamenti su tollerabilità ed efficacia dei nostri prodotti – ha affermato Scaccabarozzi – dovremo trovare forme alternative per non interrompere questo importante flusso di informazione. Pensando anche che in questo momento medici e operatori sanitari devono essere lasciati concentrati sull’emergenza”. Vedremo, visto il caos rispetto al tema e il fatto che ogni regione si sta organizzando in proprio, se qualcuno anche da questo fronte intende intervenire direttamente o lasciare alle aziende campo libero anche col rischio che, smart working a parte, a pagare siano sempre le partite Iva. (Gli effetti devastanti del Coronavirus sulle partire IVA, se ne parla poco e si fa ancora meno).

 

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