Autonomia differenziata, l’allarme su The Lancet: “Verso la fine del Servizio sanitario nazionale”

L’eventuale approvazione della legge sull’autonomia differenziata potrebbe aggravare le disuguaglianze sanitarie in Italia, minando la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). The Lancet ha dedicato un articolo a questo tema, evidenziando i possibili effetti negativi di una riforma che consentirebbe alle Regioni di pianificare e gestire autonomamente i servizi sanitari. Attualmente, lo Stato garantisce l’universalità e l’equità dell’accesso alle cure tramite i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

La legge, promossa dalla Lega, è già stata approvata dal Senato e ora è in discussione alla Camera. Se approvata, permetterebbe alle Regioni di trattenere le entrate fiscali locali, creando un sistema fiscale federalista. Questa situazione potrebbe accentuare le differenze tra Nord e Sud, già evidenti in indicatori come l’aspettativa di vita e la mortalità infantile.

Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, la riforma potrebbe violare i principi costituzionali di universalità e uguaglianza nel sistema sanitario. Anche diversi medici e ricercatori, tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi, hanno espresso preoccupazione, chiedendo di escludere la sanità dalla riforma e di aumentare gli investimenti nel SSN, che ha subito tagli per oltre 37 miliardi di euro negli ultimi dieci anni.

La questione delle malattie rare è particolarmente delicata: i pazienti spesso devono migrare tra Regioni per trovare cure adeguate. La riforma potrebbe inoltre creare una concorrenza salariale tra le Regioni, incentivando il personale sanitario a spostarsi verso le aree più ricche, aggravando ulteriormente le disparità.

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