Aderenza terapeutica: per i medici di famiglia la parola d’ordine è “semplificare”

Un regime farmacologico più snello, formazione degli operatori ed “educazione” degli assistiti, polipillole e telemedicina sono fra le priorità per migliorare l’adesione alle cure secondo i camici bianchi. I risultati di un’indagine Fimmg-Crea Sanità. Sileri: “Investire sul territorio”

Semplificare è la parola d’ordine per migliorare l’aderenza alle terapie secondo i medici di famiglia. Intesa come semplificazione del regime farmacologico e redazione di una schema per la somministrazione dei medicinali. Ma non è l’unica parola chiave: l’educazione terapeutica degli assistiti, la formazione degli operatori, le cosiddette “polipillole” e gli strumenti della telemedicina sono altre armi a disposizione per migliorare l’adesione alle cure. È quanto emerge da una ricerca presentata oggi a Roma da Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) e Crea Sanità (Centro per la ricerca economica applicata in sanità dell’Università di Tor Vergata) e realizzata con il contributo non condizionato del Gruppo Servier , che in Italia ha avviato la campagna di sensibilizzazione “#ioAderisco”.

All’origine della scarsa aderenza

L’indagine ha coinvolto 823 medici di medicina generale. Secondo il campione, i primi cinque fattori alla base della scollamento tra terapia prescritta e comportamento del paziente sono questi: presenza di disturbi cognitivi/psichiatrici, complessità della terapia, scarsa consapevolezza della malattia, comorbidità, livello culturale del paziente. Quanto, invece, alle ragioni riferite dai pazienti, le più frequenti sono due: il timore di effetti collaterali o la loro effettiva (o presunta) insorgenza. Per i camici bianchi le patologie su cui impatta maggiormente la mancata aderenza sono quelle croniche respiratorie, come l’asma e la Bpco, seguite dall’ipertensione arteriosa.

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