Risultati del sondaggio “L’Informazione che vorrei”

Risultati del sondaggio “L’Informazione che vorrei”

Il punto di vista degli Informatori Scientifici del Farmaco

Nel mese di febbraio 2021 abbiamo chiesto ai lettori di Informatori.it di partecipare ad un sondaggio intitolato “L’informazione che vorrei”, per raccogliere il parere della community degli Informatori Scientifici sulle metodologie adottate per svolgere la propria attività d’informazione. L’obiettivo del sondaggio, che ha raccolto 226 risposte, era individuare il sentiment generale della community sugli argomenti legati alla Comunicazione durante la situazione di pandemia. Entreremo di seguito nel dettaglio, per poi evidenziare il quadro generale del sentiment dei partecipanti.

Per meglio comprendere il livello di esperienza sul campo, abbiamo voluto conoscere l’età anagrafica dei partecipanti al sondaggio: circa il 70 % dei partecipanti ha un’età superiore a 46 anni, suddivisi in 70% uomini e 30% donne. È un’informazione importante poiché indica che c’è una forte partecipazione da parte dei professionisti del settore che hanno alle spalle un’esperienza lavorativa consolidata. In particolare, questo gruppo di ISF desidera far conoscere la propria opinione e offrire un valido contributo per capire meglio un tema scottante per tutte le aziende.

In termini territoriali, il sondaggio mostra una suddivisione equa tra Nord e Sud Italia (isole comprese): circa 100 ISF per distretto; più bassa, invece, la rappresentatività del Centro Italia, con 63 ISF.

Proseguendo con il sondaggio, abbiamo voluto mettere a confronto il tempo dedicato all’attività d’informazione in base al mezzo utilizzato (Face-to-Face e Digitale) declinato per singolo canale e per tipologia di prodotto (nuovo o noto).

Lettura dei risultati

Procediamo, adesso, a tradurre i dati raccolti entrando nello specifico nelle due macro aree:

Rapporto tra tempo dedicato al Face-to-Face e al Digitale
a) I risultati confermano che si continua a preferire la modalità Face-to-Face: Il 39% degli ISF dedica da 10 a 15 minuti, seguito da un 36% che riserva tra 5 e 10 minuti a questa modalità. Segue poi chi dichiara di superare i 15 minuti (21%).

b) Il tempo dedicato alla comunicazione mediante il canale digitale, particolarmente nei periodi di lockdown, è rappresentato da due gruppi principali. Il primo, raggruppa i due cluster “fino a 5 minuti” e da “5 a 10 minuti”, evidenziato dal 56% dei casi, seguito dal 26% dei rispondenti che dichiara di dedicare da 10 minuti a oltre i 15  minuti.

  1. Con “altro”, il 18% dei rispondenti ha evidenziato un utilizzo in modo esclusivo del Digitale o del Face to Face, senza fare alcun riferimento a termini di tempo.

Rapporto sul tempo dedicato per l’informazione su un nuovo prodotto ed un prodotto noto

a) Per l’informazione orientata ad un nuovo prodotto da presentare ai propri interlocutori, la maggioranza dei partecipanti, pari al 67% dedica da 10 a oltre 15 minuti. Solo il 31% vi dedica meno di 10 minuti.

b) Del tutto contrapposti sono i risultati riguardanti l’informazione su un prodotto noto. L’85% dei partecipanti al sondaggio dedica fino a 10 minuti, mentre il restante 15% dichiara di utilizzare tra 10 e 15 o di superare i 15 minuti.

Quale modalità di informazione preferisci per un nuovo prodotto?  E per uno già conosciuto?

A questa domanda la stragrande maggioranza dei rispondenti conferma la preferenza della modalità Face-to-Face; d’altronde non c’è da stupirsi: la psicologia umana tende sempre a restare nella propria comfort zone e svolgere le proprie attività come si è sempre fatto.

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Formazione e Competenze

Abbiamo approfondito la ricerca per capire meglio quali possano essere le ragioni per cui il digitale non venga considerato efficace come il Face-to-Face dagli informatori scientifici nello svolgimento (in parte) della loro attività di informazione. Nello specifico, abbiamo valutato l’aspetto “formazione e competenza” dell’ISF .

Tra i vari strumenti per poter avviare una video call, quelli più utilizzati risultano Teams e Zoom. Solo il 60% delle persone coinvolte dichiara di aver ricevuto una formazione da parte dell’azienda su come utilizzare i programmi Teams e Zoom.

Osservando il seguente grafico sulla soddisfazione nella formazione, si evince che la formazione rappresenta proprio un punto debole da dover assolutamente potenziare, per conferire maggiore sicurezza alla rete.

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Conclusioni

Sulla base di questi risultati sarà necessario, per ogni singola azienda, fare una valutazione globale della situazione. In che modo?

  1. Analizzando gli scostamenti dei risultati raggiunti in periodo di totale pandemia, dove solo il digitale giocava una parte preponderante rispetto ai brevi periodi di attività mista Face-to-Face e Digitale;
  2. Bilanciando in maniera adeguata la comunicazione del portfolio dei prodotti aziendali, personalizzandola con mezzi comunicativi diversi.

Sulla base dei dati analizzati, un ulteriore approfondimento va declinato sui canali utilizzati (punto 1) e sulla tipologia di prodotto (punto 2), in virtù del tempo che è necessario gestire durante la visita, da parte dell’informatore, presso il medico. L’indubbia riduzione del tempo di ascolto da parte degli interlocutori sanitari, sia nel Face-to-Face (a causa del distanziamento), sia nel Digitale (a causa della difficoltà di mantenere alta l’attenzione dietro uno schermo) è la reale sfida della comunicazione scientifica di questi tempi.

Prendendo in considerazione tutti questi elementi, è chiara l’importanza di organizzare corsi adeguati di Formazione per la comunicazione digitale, in grado di costruire una palestra operativa per l’Informazione Scientifica. In definitiva, quindi, nuove competenze di Marketing, ma anche nuove competenze comunicative per l’ISF, per rendere sempre più vitale ed agile l’intero portfolio aziendale.

Autore: Roberto Adrower

Roberto Adrower

Professore a contratto di Marketing e Tecniche di Accesso al Mercato Farmaceutico, presso la Facoltà di Farmacia e Medicina dell'Università La Sapienza di Roma. È stato consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Marketing Farmaceutico. Ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’organizzazione di numerose società farmaceutiche, sia italiane che multinazionali, in differenti funzioni di Marketing, Supply chain, Affari regolatori.

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