Soft skills nel mercato farmaceutico: dagli esperti conferme ed esempi concreti

Soft skills nel mercato farmaceutico: dagli esperti conferme ed esempi concreti

Nell’ultimo articolo dedicato alle soft skills, abbiamo cercato di presentare e interpretare in chiave utile le soft skills dell’ISF. L’argomento, oggi più che mai cruciale in tutto il mercato del lavoro e delle professioni in generale, non si esaurisce qui.

Per questo, il contributo di Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, risulta centrale.
Come già riportato qui su «Informatori.it», Scaccabarozzi descrive l’industria farmaceutica da oggi ai prossimi anni in base a tre fattori chiave: competenze, formazione continua, nuove professionalità.

Il riferimento è all’accelerazione tecnologica che sta investendo, «con una velocità mai vista prima», l’intero comparto, che conta su un numero di addetti, giunto a 66.500 unità, in costante crescita. Da qui al 2021 le imprese del farmaco hanno in programma di assumere 2.500-3.000 persone e si prevede che circa la metà dei nuovi ingressi si troveranno di fronte a mansioni del tutto nuove, richiedenti dunque nuove competenze, ove acquisisce maggiore significatività la parola «multidisciplinarità».

Che significa? Che, oltre a competenze prettamente mediche, serviranno anche competenze ingegneristiche, matematiche, informatiche e capacità di lavorare in team. A oggi, il 90% degli addetti farmaceutici ha una laurea o un diploma di scuola superiore; dal 2014 sono stati assunti circa 20.000 addetti e l’81% della crescita degli occupati è per under 35 (di cui l’80% a tempo indeterminato). Anche le donne hanno un ruolo rilevante in tal senso: in totale sono il 42% dei lavoratori, molto di più rispetto alla media del totale industria (29%) e con ruoli di un certo livello nell’organizzazione aziendale. Sono, infatti, donne il 40% dei quadri e dei dirigenti e sono il 52% degli occupati nella ricerca. Il punto critico, però, è che «abbiamo pochi laureati e pochissimi laureati Stem (Science, technology, engineering and mathematics)».

Da noi, infatti, ogni anno, si laureano in discipline Stem appena l’1,4% dei giovani tra i 20 e i 29 anni, con una preponderanza schiacciante dei ragazzi sulle ragazze (1,2% dei maschi contro un modestissimo 0,2% di donne). «Paesi come la Germania o il Regno Unito, per esempio, sono abbondantemente sopra il 3% come quota di giovani tra i 20 e i 29 anni che si laureano in materie Stem», dice il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Gianni Brugnoli.

Il punto è far evolvere i ruoli già esistenti richiedendo loro nuove competenze. Nell’area R&D delle aziende, ad esempio, il ricercatore, il tecnico di laboratorio, l’analista dei dati dovranno aggiornare le proprie capacità: dagli algoritmi di intelligenza artificiale per la scoperta di nuovi farmaci, all’uso di applicazioni e dispositivi di realtà virtuale per set-up di test clinici, all’elaborazione di grandi quantità di dati provenienti da fonti diverse, all’utilizzo di modelli di simulazione per lo sviluppo di molecole, alle applicazioni di blockchain. Ci sono tuttavia alcuni profili emergenti che saranno sempre più richiesti nella funzione R&D e riguardano in primis i data scientist e gli esperti di machine learning in grado di programmare algoritmi specifici, gli esperti di cybersecurity e di blockchain, i manager digitali per la gestione sempre più efficace ed esaustiva dei dati dei trial clinici.

Nell’area dedicata al market access, poi, i ruoli classici del Sales & Account Manager, del Marketing Manager, del Channel Manager e degli Informatori Scientifici dovranno maturare competenze digitali.

Anche in quest’area il mercato segnala una serie di profili professionali emergenti, quali quelli del therapeutic area manager, del clinical project manager, del data analyst, del digital marketing manager, del web community manager e del network builder. Intanto, Farmindustria e Miur hanno avviato un programma per accostare gli studenti al comparto e per orientarli nelle scelte universitarie. «Hanno aderito 37 aziende, 10 scuole e oltre 200 ragazzi – ha concluso Scaccabarozzi – è un progetto di filiera. È stato poi sottoscritto un accordo con i sindacati del settore per orientare la forza lavoro del futuro».

Un esempio concreto

Per capire fino in fondo quanto certe soft skills siano vitali per un buon ISF, proviamo ad immaginare di trovarci davanti a un medico con approccio indifferente.

È successo davvero, come raccontava Giuseppe, un nostro lettore, in questa lettera di qualche tempo fa pubblicata su «Infomatori.it». «A volte i medici sembrano impassibili e indifferenti», segnalava.

Quali dovrebbero essere le qualità di un buon ISF, cosa privilegiare in ambito lavorativo?», domandava. «Come coltivare un rapporto col medico?».

«Devi riuscire a interessare direttamente l’interlocutore», consigliava già il nostro esperto Isf visita dal medicoFrancesco Lupinacci. «Alle volte è sufficiente individuare i suoi interessi nell’argomento che presenti, o anche i suoi interessi in modo più generale, per comunicare con lui. Se riesci a conoscere il medico, presto troverai il modo di superare la sua indifferenza. Spesso tale indifferenza è dovuta al fatto che il medico incontra molti informatori ogni giorno e tanti di essi espongono in modo monotono e noioso le loro informazioni; sono lunghi ed eccessivamente insistenti», continuava.

«Un aspetto che interessa il medico è la preparazione scientifica dell’informatore; il fatto che riesca a dirgli, in sintesi, qualcosa (anche riguardante una patologia piuttosto che il suo prodotto) che lui non sapeva e che nessun altro informatore gli avesse mai detto. Non esitare a studiare per conto tuo le novità scientifiche attinenti i tuoi prodotti, in modo da essere aggiornatissimo, e non farti problemi a portarti degli articoli scientifici stampati da te nella borsa».

«L’informatore lo possiamo paragonare anche a un bravo attore», proseguiva inoltre Lupinacci. «Il successo di una commedia teatrale o di un film dipende tantissimo dai contenuti, ma anche da come si riesce a imprigionare l’attenzione degli spettatori e le loro emozioni. Nel caso dell’informatore si hanno pochi minuti per intrecciare un rapporto comunicativo con il medico». Ecco l’importanza ancora maggiore per l’ISF delle soft skills: «Impara a muoverti nei tuoi discorsi, nei tuoi movimenti e nelle tue pause e cerca in tutti i modi di interessare il medico».

Se vuoi essere un bravo informatore devi essere ricordato dal medico, per la tua preparazione e per come la esprimi. Soprattutto devi essergli utile, in modo che la volta successiva sia lieto della tua visita. Le altre doti sono anche la simpatia e la sensibilità verso i problemi del medico. Sono doti che, in misura diversa, abbiamo tutti ma, nel caso dell’informatore, devono essere coltivate negli anni».

Autore: Rachele Zinzocchi

Rachele Zinzocchi

Digital Strategy R&D, Public Speaker, Coach, Author

ISF e soft skills da sviluppare

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